La Verve si rifà il look: jazz sì, ma tinto di pop e R&B

La Verve si rifà il look: jazz sì, ma tinto di pop e R&B
Il successo “mainstream” di Diana Krall, neo-diva del jazz crossover americano affacciatasi di recente anche nelle classifiche di vendita “pop” italiane, sta suscitando un ripensamento radicale in seno alla Verve, il leggendario marchio jazz che oggi, dopo varie vicissitudini e passaggi di proprietà, è affiliato alla Universal Music.
L’amministratore delegato (di fresca nomina) Ron Goldstein ha fatto subito tesoro dell’esperienza nonché dei suoi trascorsi alla guida del marchio Private Music, decidendo pragmaticamente di sfoltire il roster dell’etichetta e di modificarne gli orientamenti produttivi in modo da occhieggiare sia al pubblico adulto del pop che a quello giovane cui si rivolge la nuova musica leggera afroamericana, oggi che le vendite del jazz tradizionale, anche negli USA, continuano a declinare.
“Il giro d’affari del jazz strumentale, oggi, è alquanto debole”, ha dichiarato al quotidiano Daily Variety lo stesso Goldstein illustrando i motivi di un cambio di direzione che non implica però, stando alle sue parole, un abbandono tout court del genere tradizionale; “però”, ha subito precisato l’executive americano, “non potremo più fare incidere dischi a tutti coloro che vorremmo avere con noi”.
Nei suoi programmi, il cast artistico della casa discografica dovrebbe ridimensionarsi dai 40-45 nomi attuali a non più di 30-35, “spalmati” sulle tre etichette/divisioni del gruppo, GRP, Blue Thumb e Verve. Al presidente Tommy LiPuma, confermato nel suo ruolo, spetterà il ruolo cruciale di spostare l’A&R e la produzione artistica verso progetti crossover in grado di travalicare ampiamente i confini degli appassionati del jazz: indicativi, in questo senso, i primi progetti discografici da lui coordinati, il primo dei quali riguarda un album di Natalie Cole (nuova “firma” dell’etichetta) e il secondo un disco di Roy Hargrove che vedrà il giovane e quotato trombettista collaborare con nomi di spicco della scena hip-hop e R&B odierna, da D’Angelo al rapper Common. Goldstein promette anche grande attenzione alle ristampe e allo sfruttamento del prezioso catalogo: ma intanto la storica Impulse! sopravviverà come puro marchio privo di identità autonoma. Chissà che ne pensano i cultori di John Coltrane e Charlie Parker.
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