Trecento artisti piegano Universal: gli spettano royalty mai pagate

L'ottantunenne Peggy Lee, sofferente per i postumi di un infarto subito un paio di anni fa, ha vinto la sua battaglia (vedi news): la major discografica Universal pagherà una somma complessiva di circa 4,75 milioni di dollari (5,38 milioni di euro) a lei, a centinaia di altri artisti e ai loro eredi, defraudati negli anni di una parte delle royalty che gli sarebbero spettate di diritto e che la casa discografica mancò di versargli.
La vertenza, che proseguiva da oltre due anni, riguarda quasi 300 artisti che, dagli anni '40 fino al 1° gennaio del 1962, incisero per la casa discografica Decca (fusasi nel 1966 con la MCA, rilevata a metà anni '90 dalla Seagram e infine, dal 2000, facente capo alla holding Vivendi Universal, vedi news): leggerne l'elenco è come ripercorrere un pezzo fondamentale di storia della musica popolare americana, tra jazz, rock and roll e country (Louis Armstrong, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Bill Haley, Patsy Cline sono solo alcuni dei nomi di spicco che emergono dalle carte processuali).
Secondo la tesi sostenuta dai legali della Lee (e a cui Universal ha preferito non controbattere), l'etichetta avrebbe occultato agli artisti le reali cifre di vendita dei loro dischi, evitando di conteggiare le vendite per corrispondenza e gonfiando le spese in detrazione sostenute per il packaging e per altri servizi: il tutto allo scopo di ridurne il più possibile gli emolumenti. In più, a partire dagli anni '80, in corrispondenza dell'introduzione sul mercato dei compact disc, la major avrebbe volontariamente evitato di proporzionare il calcolo delle royalty ai prezzi di vendita, più alti, del nuovo supporto.
La parola definitiva sull'accordo extragiudiziale (che prevede anche l'istituzione di un fondo di 700 mila dollari a disposizione degli aventi diritto che non potranno essere immediatamente rintracciati e contattati) è attesa ora per il mese di maggio, quando davanti a un tribunale di Los Angeles si terrà l'ultima udienza del processo. Fino ad allora, gli artisti (o i loro eredi) coinvolti nel caso potranno decidere se unirsi alla causa collettiva, stralciare la loro posizione o presentare delle obiezioni: alcuni soggetti potenzialmente interessati dal procedimento come la stella del country Loretta Lynn e gli eredi Buddy Holly e Bing Crosby avevano già provveduto a citare in giudizio la Decca e la Universal a titolo individuale.
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