NEWS   |   Pop/Rock / 19/07/2012

Billy Corgan contro Pitchfork: 'Ecco perché il prossimo Cobain non ce la farà'

Billy Corgan contro Pitchfork: 'Ecco perché il prossimo Cobain non ce la farà'

In una lunga intervista concessa a Daily Beast Billy Corgan ha spiegato perché non nutre alcuna speranza nelle giovani generazioni di musicisti che si stanno affacciando in questi anni sul mercato discografico: secondo la mente degli Smashing Pumpkins a tarpare le ali degli artisti più giovani non è tanto la mancanza di talento, quando le mutate condizioni del panorama underground, oggi istituzionalizzato e quindi incapace di esprimere autentiche voci di rottura nei confronti dell'establishment musicale.

"Se hai vent'anni e la tua aspirazione è diventare come me, o come Kurt Cobain o Trent Reznor, sappi subito che non ce la farai. Non succederà", è stato il poco incoraggiante incipit del cantante e chitarrista statunitense: "Ammettiamo anche che tu sia il nuovo Kurt Cobain. Nel momento in cui verrà pubblicato il tuo primo album, Pitchfork (sito di riferimento sul panorama musicale indipendente americano, ndr) e la sua comunità si impossesseranno di te. La tua casa discografica cavalcherà questa cosa, perché le sue prerogative di marketing sono quelle. Ma un minuto dopo che succederà tutto questo, tu rimarrai congelato in questa situazione. Perché chi scrive e legge Pitchfork è molto attento ai codici sociali, a come ti vestirai e se indosserai la t-shirt giusta. L'ortodossia non è troppo diversa dalla rigidità di una squadra di football scolastica. Non puoi infrangere le regole se sei tra i ragazzi del coro. E i ragazzi del coro hanno tutti un taglio di capelli molto alla moda...".

La soluzione, a detta di Corgan, è semplice: "L'unica cosa che rimane da fare è sovvertire questo ordine sociale. Ecco perché i Nirvana erano così dannatamente pericolosi. Loro avevano davvero le palle".

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Il punto, sempre secondo il cantante, è la scena indie, divenuta troppo autoreferenziale per esprimere ormai qualcosa di autentico: "Adesso c'è una scena indie abbastanza vasta da poter supportare sè stessa. Ma è come entrare in una caffetteria di lusso e trovarsi a disagio. E' diventata una scena funzionale solo a sè stessa. E' la stessa scena secondo la quale, cinque anni fa, io sarei finito. Dov'è la ribellione, quella vera, oggi? Di fatto, non ci sono band che leghino la propria musica a cosa succede politicamente, che è una cosa stranissima, dato che politicamente parlando questa è l'epoca più assurda nella quale abbia vissuto. Dove sono finite le band di protesta? Dov'è finito il dissenso?".
 

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