Gli inglesi si preoccupano: troppo pochi i nuovi talenti di successo

A pochi anni dal fenomeno commerciale del Brit pop (sembra passato un secolo…) e nonostante l’emergere di nuovi generi musicali di tendenza (garage, nu metal, chill out, ecc), l’industria discografica inglese fatica ad imporre nuovi talenti sul mercato.
A lanciare l’allarme è il settimanale specializzato Music Week, che confrontando le classifiche del 2001 con quelle degli anni precedenti rileva una forte flessione nella quantità di artisti emergenti capaci di raggiungere un piazzamento nella Top 40 settimanale degli album più venduti: nell’arco di soli cinque anni, osserva il periodico britannico, il numero si è addirittura dimezzato, passando dal 16 all’8 % degli artisti debuttanti (le statistiche di Music Week prendono in considerazione i risultati di band e solisti messi sotto contratto dalle case discografiche nei 24 mesi precedenti). Il settimanale cita i nomi di Starsailor, So Solid Crew, Sophie Ellis-Bextor, Hear’Say, Blue e Mis-Teeq tra quelli che ce l’hanno fatta: troppo pochi, però, in confronto al numero di talenti emergenti messi sotto contratto nel 2001 dalle case discografiche (127, secondo i dati raccolti dal periodico, 78 dei quali reclutati dalle major). E le cose non vanno meglio nelle classifiche dei singoli, dove la quota di successi ascrivibili ad artisti debuttanti si è ridotta, tra il 1995 e il 2001, dal 33 al 15 %.
Tra i fattori che hanno prodotto questa situazione, Music Week cita l’abdicazione progressiva delle maggiori case discografiche al ruolo di talent scouting (spesso delegato agli editori musicali, ai manager e alle piccole etichette) e la distonia tra le politiche artistiche delle major (che continuano a privilegiare il repertorio “alternativo”) e i gusti prevalenti del pubblico (che premia il pop “mainstream”). Il giornale inglese sottolinea però la necessità di non farsi condizionare troppo dai risultati della ricerca: i discografici inglesi, scrive il curatore dell’inchiesta James Roberts, non dovrebbero farsi prendere dal panico ed evitare scelte troppo miopi, cercando di promuovere talenti in grado di durare nel tempo.
Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Stefano Lionetti (TicketOne)
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