NEWS   |   Industria / 17/07/2012

Universal-EMI, Impala prende le distanze dal co-presidente Zelnik

Universal-EMI, Impala prende le distanze dal co-presidente Zelnik

Le dichiarazioni di Patrick Zelnik, discografico francese e copresidente di Impala che in un clamoroso intervento pubblicato sul sito del Financial Times si è dichiarato favorevole alla fusione tra Universal ed EMI, sembrano avere smosso le acque, e creato un solco, all'interno dell'organizzazione delle indies che da sempre contrasta pubblicamente il merger: al settimanale inglese Music Week risulta che nell'ambito del direttivo riunitosi ieri la maggioranza dei membri del board  - 14 su 25, il 56 per cento - abbia votato  a favore di un cambio di strategia  seguendo le indicazioni fornite dal fondatore della Naive. Dal momento però che per deliberare lo statuto dell'ente richiede il 75 per cento dei consensi e che tra i vertici di Impala c'è chi, come Martin Mills del Beggars Group, continua a osteggiare la fusione con tutte le sue forze (avendo anche testimoniato, di recente, davanti al Senato Usa), l'organizzazione non ha cambiato ufficialmente posizione. "A una riunione del consiglio direttivo di Impala avvenuta nella giornata di ieri il board ha deliberato di continuare la sua opposizione alla fusione Universal/EMI, sottolineando la sua preoccupazione che ogni soluzione proposta come rimedio sappia far  fronte alle obiezioni sollevate dalle autorità europee riguardo l'impatto del merger", si legge in un comunicato diramato oggi dall'associazione.



"Impala concorda sul fatto che le società digitali siano dei giganti che necessitano di un'adeguata regolamentazione", continua il documento rispondendo in tal modo alle osservazioni formulate da Zelnik, "ma il problema è che un'eccessiva concentrazione nel settore musicale aiutarebbe Universal a modellare i servizi digitali secondo i suoi interessi e a ottenere una vetrina ben maggiore di quella che le spetta".  Ricordando che in caso di mancata unanimità l'organizzazione delibera a maggioranza di due terzi, Impala ammette nel comunicato di essere "una comunità ampia e diversificata, che ha tra i suoi punti di forza la capacità di abbracciare un ventaglio di opinioni personali diverse".



"Il problema non è solo digitale, ma riguarda anche il mercato fisico, l'accesso ai media e l'esposizione dei nuovi artisti, così come l'esclusione delle indipendenti dalla possibilità di metterli sotto contratto", ha aggiunto il presidente esecutivo Helen Smith. "Tutti noi rispettiamo le opinioni di Patrick Zelnik, ma l'articolo pubblicato dal Financial Times riflette la posizione della Naive, non quella di Impala".  



Parlando con lo stesso Financial Times, intanto, Zelnik ha  sostenuto pubblicamente che sir Richard Branson (di cui è amico personale: ha anche scritto la prefazione della sua autobiografia) lo avrebbe indicato come la persona adatta a gestire la Virgin Records, nel caso in cui la storica etichetta inglese dovesse essere ceduta da Universal per garantirsi il via libera all'acquisto della EMI da parte dell'antitrust europeo.



"Se la Universal è pronta a vendere la Virgin Records, Richard Branson promuoverà la transazione e un mio coinvolgimento nell'operazione: lui vuole che la Virgin finisca nelle mie mani", ha raccontato Zelnik al quotidiano finanziario.  "La Universal", ha aggiunto, "dovrebbe fare disinvestimenti mirati e chirurgici favorendo etichette indipendenti invece che hedge funds, imprese di private equity o fondi pensione, dal momento che le indies reinvestono i loro profitti nell'ingaggio di nuovi artisti e nello sviluppo di nuovi generi risultando essenziali all'innovazione musicale e tecnologica che costituisce la linfa vitale della musica". Tuttavia,  alcuni commentatori anonimi sentiti dal Financial Times hanno fatto notare che Branson non giocherebbe un ruolo di primo piano nell'eventuale decisione di liquidare la Virgin; secondo altre fonti, il magnate inglese sarebbe intenzionato ad affiancare Zelnik nell'operazione, riprendendo possesso dell'etichetta da lui fondata nel 1992 e venduta alla EMI vent'anni dopo.