'Amorematico': il presente secondo i Subsonica

'Amorematico': il presente secondo i Subsonica
Conferenza stampa affollatissima, in un ristorante giapponese “trendy” di Milano, per il lancio di “Amorematico” dei Subsonica, a conferma della grande attesa che circonda la terza prova discografica della band torinese (in uscita nei negozi domani, venerdì 11 gennaio).
Il quintetto, reduce dal successo plebiscitario e un po' imprevisto di “Microchip emozionale” (100 mila copie vendute, disco di platino), ammette di avere sentito per la prima volta la pressione legata alle aspettative della casa discografica (la Columbia/Sony, che oggi distribuisce il marchio indipendente Mescal, vedi news), ma giura di non essersi lasciato condizionare. “Quando cominci a vendere dischi, ti arriva intorno un sacco di gente che ti spiega come hai fatto e come devi comportarti per restare in vetta. Ma noi non abbiamo voluto pensare a quanto avremmo potuto vendere, né uniformarci ad un format sonoro gradevole e scacciapensieri che oggi fa sicuramente contenti gli uffici marketing delle radio commerciali ma che ha distrutto il mercato discografico”, racconta senza peli sulla lingua Max Casacci, “anziano” e ideologo del gruppo (e comunque non sembra che abbia troppo di che preoccuparsi: le prenotazioni iniziali del disco hanno toccato le 43 mila copie, tanto da stupire piacevolmente il titolare della Mescal, Valerio Soave). “A un certo punto”, aggiunge, “abbiamo sentito istintivamente la necessità di schermarci dai condizionamenti esterni, di consolidarci come nucleo creativo, di mettere una sottile pellicola di protezione tra noi e la realtà circostante”.
Ne è venuto fuori “Amorematico": “Il nostro disco più intimista, dalle tonalità un po' grigie, influenzate dalle esperienze nostre e del mondo che ci sta intorno”, spiegano in coro i ragazzi; “anche per noi”, sottolinea senza entrare in dettagli Boosta, “il 2001 non è stato un anno facile”. Ed ecco allora un disco che, nelle parole di Casacci, è come “una polaroid un po' livida del momento presente” e che alla contemporaneità (ma anche al passato) rimanda nei suoni come nei testi delle canzoni. “Ci siamo tuffati nel presente, ma al tempo stesso volevamo ricucire in un'unica trama certi episodi fondamentali della storia musicale italiana dai '60 in poi”, spiega Max. “Penso agli arrangiamenti e alle sonorità eleganti che caratterizzavano certa musica e certe colonne sonore dei '60, quando i grandi maestri della sonorizzazione come Ennio Morricone dominavano la scena; oppure all'elettronica allegra, solare, persino ingenua dei tempi dello sbarco sulla Luna, ben diversa da quella cupa e minacciosa degli anni '80: ecco, è ad atmosfere di quel genere che ci siamo ispirati”. Senza dimenticare l'amato techno-pop degli anni '80, che nel disco è adeguatamente celebrato in “Nuova ossessione” (ospiti i Krisma, al secolo Maurizio Arceri e Cristina Moser), o le suggestioni della deep house più progressiva, rappresentata dalle manipolazioni sonore di DJ Roger Rama. “I Krisma li abbiamo voluti perché hanno sempre rappresentato una presenza deviante e di margine nella musica italiana. E perché sono stati dei grandi anticipatori: suonavano post-punk quando a Londra il punk doveva ancora nascere!”. Mentre Samuel, vocalist del gruppo, attribuisce alla frequentazione assidua del nightclubbing torinese l'assorbimento delle influenze techno-dance così evidenti nel disco: “Torino resta per noi un luogo ideale di ispirazione, un avamposto importante, un calderone ricco di suggestioni. Tra noi e DJ Roger Rama c'è stata un'osmosi continua. Dopo una giornata in sala di registrazione, passavamo le notti nei club dove lui metteva i dischi, e il giorno dopo lui veniva a trovarci in studio contribuendo con nuove idee”. “Amorematico” suona dunque un po' diverso dai dischi precedenti: “Tanto che oggi – spiega Casacci – neppure noi sapremmo più come definire la nostra musica. La casa discografica ci ha chiesto di darle un'etichetta per il mercato estero: non c'è venuta altra definizione che quella di pop contemporaneo”.
Lo sguardi aperto sulla realtà è testimoniato anche dai testi, che affrontano – sempre in controluce, e rielaborando metaforicamente gli spunti di ispirazione – temi come la violenza che implode incontrollabile nelle famiglie perbene (“Gente tranquilla”, concepita prima della tragedia di Novi Ligure), la persecuzione del diverso come capro espiatorio, la manifestazione no-global e gli scontri di Genova. “In 'Gente tranquilla' il punto di vista del 'diverso' è assunto da Rachid, un rapper marocchino che oggi avrebbe dovuto essere qui con noi e che invece è stato pestato a sangue da tre carabinieri mentre camminava tranquillamente nel parco del Valentino”. E Genova? “Avremmo dovuto suonare con i 99 Posse sul carro organizzato da Jovanotti, ma abbiamo trovato l'autostrada bloccata. Ci abbiamo scritto un brano sopra, ma non con l'intenzione di farlo diventare una bandiera o un canto di battaglia: solo per testimoniare che spesso i grandi eventi storici nascono dalla disobbedienza civile, da chi ha il coraggio di dire no”.
Mica poco, per un disco di “pop contemporaneo”.
La videointervista ai Subsonica sarà disponibile sul canale streaming di Rockol a partire da mercoledì 16 gennaio.
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