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NEWS   |   Industria / 09/01/2002

Artisti vs. case discografiche: un senatore attacca l'industria musicale

Artisti vs. case discografiche: un senatore attacca l'industria musicale
Courtney Love, Don Henley e gli altri attivisti della Recording Artists Coalition (l’ente americano di recente costituzione che lotta per la tutela dei diritti degli artisti nei confronti delle case discografiche, vedi news) hanno trovato un alleato importante nel senatore dello stato di California (ed ex agente musicale) Kevin Murray.
Intervenendo alla Future of Music Conference in corso a Washington (vedi news), il politico americano ha preso esplicitamente le difese della comunità artistica nei confronti dell’industria musicale, annunciando una proposta di legge di sua iniziativa intesa ad abrogare la norma che consente attualmente alle case discografiche di vincolare contrattualmente cantanti e musicisti più a lungo di quanto accada in settori analoghi dell’intrattenimento come il cinema e la televisione (vedi news).
Illustrando il suo progetto, il senatore Murray ha incitato gli artisti ad essere più intraprendenti nella loro opera di lobby presso il Congresso americano prendendo a modello proprio la discografia, che grazie alle sue insistenze ottenne nel 1987 l’emendamento alla legge californiana oggi in discussione.
La presa di posizione del parlamentare americano ha provocato l’immediata reazione delle major discografiche, che a Murray hanno indirizzato una lettera firmata da top manager della discografia come Tommy Mottola, Doug Morris e Roger Ames, boss rispettivamente di Sony Music, Universal e Warner Music. “L’industria discografica – recita la missiva - sostiene enormi e crescenti investimenti nel marketing, la promozione e lo sviluppo di nuovi artisti, in quantità che eccedono il miliardo di dollari all’anno. Tuttavia, meno del 10 % dei dischi pubblicati ogni anno generano un profitto: per le case discografiche, il solo modo di continuare ad investire in nuovi talenti è di assicurarsi che gli artisti di successo tengano fede ai loro impegni”, concludono i firmatari della lettera, ribadendo il fatto che gli artisti firmano volontariamente i loro contratti di registrazione, ottenendone in cambio benefici economici e professionali.