Arriva l'euro, e i megastore vanno in tilt

Clienti che rifuggono improvvisamente da bancomat e carte di credito per andare a caccia della nuova moneta. Banche che elargiscono scorte di denaro contante con il contagocce. Cumuli ingombranti di spiccioli che ingolfano gli scomparti dei registratori di cassa: l'arrivo dell'euro – o meglio: la sua circolazione in simultanea con la lira - sta mandando in tilt i maggiori negozi di dischi italiani.
Un rapido sondaggio telefonico effettuato da Rockol presso tre dei maggiori megastore specializzati milanesi conferma che nei negozi del centro, in questi giorni, la confusione regna sovrana, mettendo spesso alla prova i nervi degli acquirenti come quelli del personale addetto alla vendita. Sotto accusa qualche consumatore, troppo incline a scambiare il negoziante per un cambiavalute automatico, ma soprattutto le banche, ree di non fornire un sostegno adeguato agli esercizi commerciali, in debito costante di euro con cui effettuare i resti alla clientela.
“E' una situazione disastrosa”, sintetizza tout court Alfredo Conti, direttore del punto vendita Messaggerie Musicali di Corso Vittorio Emanuele. La causa? “L'inefficienza assoluta del sistema bancario, prima di tutto: siamo noi a fare il loro lavoro, facendo circolare gli euro tra il pubblico, e hanno il coraggio di lamentarsi perché gli portiamo una quantità eccessiva di lire da cambiare: mi aspettavo una gran confusione, ma francamente non un servizio bancario così scadente. Ma anche quella fascia di consumatori che continua a pretendere il resto nella vecchia moneta ci mette in difficoltà”, aggiunge Conti. “Per fortuna ci eravamo premuniti in modo da assicurare continuità al lavoro”.
Analoghe le considerazioni di Cristina Cuva, condirettore del Virgin Megastore di Milano: “I clienti pagano quasi tutti in lire, quasi fossimo noi a dovergli fornire il servizio di cambio, mentre si è ridotto moltissimo, in questi giorni, l'uso dei bancomat e delle carte di credito. Ci è persino capitato un cliente che voleva pagare un Cd con una banconota da mezzo milione di lire pretendendo il resto in euro: naturalmente, con le riserve limitate di nuova moneta che abbiamo a disposizione, non possiamo accettare richieste del genere. Le banche, da parte loro, ci concedono la metà del nostro fabbisogno, quando va bene. E poi c'è il problema dei centesimi, e dell'ingombro: sarebbe stato meglio fare come in Germania, passando immediatamente da una moneta all'altra. E' la dualità che getta nella confusione i consumatori e che fa perdere un sacco di tempo con i cambi continui tra lira ed euro”.
Meno preoccupato Tiziano Foglioli, responsabile acquisti audio e video della catena francese Fnac. “Nel punto vendita di via Torino”, dice, “le cose sono andate meglio del previsto e il passaggio da una moneta all'altra sta avvenendo in maniera indolore. Le nostre casse sono equipaggiate con un programma efficace che predispone la conversione automatica dei resti e non ho visto verificarsi intoppi, code o problemi particolari. Il cambio di valuta non ha neppure inciso sul volume degli acquisti, che anzi sono ripresi ad un buon ritmo dopo la pausa natalizia. L'unico vero problema, semmai, riguarda la necessità di ricalcolare prezzi, sconti e promozioni sui listini espressi in euro: prima lo facevamo a mente, adesso non potremo più fare a meno della calcolatrice”.
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