Sanremo, il cast dei big:
il commento di Rockol

Sanremo, il cast dei big:il commento di Rockol
Dunque, eccolo qua. Il cast dei big di Sanremo, quelli “invitati” a partecipare dal direttore artistico Pippo Baudo “all’unanimità” con la commissione artistica. Virgolette e diplomazie a parte, non è questo il momento né è questa la testata giornalistica sulla quale giocare alla dietrologia: molti (troppi) nomi sono circolati nei giorni scorsi come possibili concorrenti, e noi non conosciamo tutti quelli che in un modo o nell’altro ci hanno provato, ad essere ammessi al Festival. Oltretutto, sulla carta – cioè senza aver sentito nessuna canzone, né quelle degli ammessi né quelle dei respinti – avrebbe poco senso mettersi a fare esercizi critici.
Guardiamo solo l’elenco dei nomi, e proviamo a farci un’idea generale su come potrebbe essere il prossimo Festival. Un Festival per un pubblico adulto, ci pare: a parte alcune eccezioni che suonano più come alibi l’età media dei big è decisamente elevata. Come ho già avuto modo di scrivere – vedi News – non posso non condividere questa impostazione: il Festival lo guardano gli adulti, e gli anziani; giusto dare a questo pubblico ciò che a questo pubblico probabilmente piacerà.
Il Festival va su RAI Uno (la rete di Panariello, non dimentichiamocelo): e al pubblico di RAI Uno è giusto dare Mino Reitano (presenza meritatissima dal punto di vista della carriera e dell’onestà del personaggio, benché malinconica sotto ogni altro aspetto) e il tenorino Alessandro Safina, aspirante-vice-Bocelli (vi risparmio la feroce battuta che già sta circolando nell’ambiente da qualche ora). Il Festival è canzone tradizionale, canzone d’amore: ed ecco infatti titoli che lasciano presagire testi quasi esclusivamente romantici. Il Festival è melodia all’italiana: e dunque, via con i recuperi (Fiordaliso, chi si rivede!) e le conferme (Michele Zarrillo, Mariella Nava e i Matia Bazar, terzo Festival in tre anni).
Ma il Festival è anche televisione, spettacolo televisivo. E allora forza con Loredana Berté che comunque fa sempre parlare, e - rigenerata esteticamente courtesy Pacolli, ma sempre incontenibile e ingestibile caratterialmente - potrebbe scatenare qualche utile polemica o qualche scandaletto. E allora avanti con la coppia bresciana Fausto Leali – Luisa Corna (andatevi a vedere la foto del mese di marzo sul calendario di Capital – la foto della Corna, non di Fausto Leali: se si presentasse così sul palco dell’Ariston, sai l’audience!). E allora vai con i Gazosa: chissà che finalmente intervenga il Telefono Azzurro.
E siccome il Festival è anche desideroso dell’attenzione di quei sedicenti giornalisti di musica, facciamo entrare i nomi “alti”, quelli sulla presenza dei quali i critici non si possono scandalizzare. Gino Paoli, Patty Pravo, Enrico Ruggeri, Daniele Silvestri... mettiamoci anche Filippa Giordano, va’, che facciamo contenta Caterina Caselli che se lo merita anche, e poi ha vinto l’anno scorso (o era l’altr’anno? Boh, chi se lo ricorda...). Ah, ci sarebbero anche quei (pochi) giovani che ancora dedicano qualche sera a vedere cosa sta succedendo a Sanremo. Ma sì, diamogli un contentino. Purché non vengano a fare casino o sperimentazione, e giochino con le regole del gioco del Festival. Alexia, costretta a cantare in italiano. Francesco Renga, con quella bella voce spiegata che piacerà anche alle mamme. E i Timoria, che in fondo sono dei bravi ragazzi, e quell’Omar là piace anche all’intellighenzia perché è colto e s’è inventato il Brescia Music Art.
Che ci manca? Uh, il Sud: Nino D’Angelo, va benissimo. Le ragazzine: Gianluca Grignani (ultimo giro, ultima chance). E quelli che dicono che i cantanti dal vivo stonano, perché ormai fanno tutti finta e conta solo il look. Bisogna dargli un argomento di conversazione. Facilissimo: le Lollipop.
Insomma, così si fa il cast del Festival. Così lo fa uno bravo, come Pippo Baudo. Uno che tiene presenti le proprie esigenze, quelle del Festival, quelle dei discografici, quelle della televisione, quelle del mercato.
Badate che se avete colto un’intonazione ironica in questo commento, vi siete sbagliati. Da parte mia, massimo rispetto per Baudo: mi piacerebbe poter fare il suo lavoro, e saperlo fare come lo sa fare lui. In tempi non sospetti (andate a cercare nell’archivio di Rockol: la data è il 31 luglio) definivo “ampiamente condivisibile” la decisione di affidargli la gestione della kermesse rivierasca. Non ho cambiato parere. Sono pronto a fare ammenda se le canzoni saranno decisamente brutte o se il volume di vendite di dischi indotto dall’edizione 2002 sarà inferiore rispetto a quello dell’edizione 2001. Ma vedrete che non sarà così.
A proposito (e chiudo): un personale ringraziamento a Pippo per non aver accettato in gara Gianluca Sortino, il ragazzo che nel '92 si svegliò dal coma ascoltando una canzone di Antonello Venditti, e che si era proposto quest'anno insieme ai Cugini di Campagna. C’è un limite anche al patetismo, vivaddio.

Franco Zanetti
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