Norme antipirateria, su ACTA piomba la bocciatura del Parlamento Europeo

Dopo i pareri negativi espressi dalle Commissioni Industria, Affari Giuridici, Libertà Civili e Commercio Internazionale della Commissione Europea, e le anticipazioni fornite da esponenti del Parlamento Europeo  come il tedesco Alexander Alvaro, non giunge certo come una sorpresa la sonora bocciatura che l'assemblea di Strasburgo ha riservato al trattato internazionale antipirateria ACTA, firmato dalla Commisione Europea e da 22 stati membri nel gennaio scorso ma mai ufficialmente ratificato.



Il documento, contenente norme destinate a proteggere dalla contraffazione i diritti di proprietà intellettuale  ma che numerosi esponenti del mondo politico e della società civile ritengono potenzialmente lesive della libertà di espressione individuale dei cittadini, è stato respinto in maniera schiacciante: 478 voti contrari e solo 39 a favore, con 165 astensioni.



Immediata la replica delle industrie manifatturiere e "creative" (cinema, discografia, editoria libraria, videogiochi, software informatico ecc.) promotrici a livello internazionale del provvedimento, mentre anche la Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) ha subito commentato il risultato delle votazioni: "Il paradosso del voto su ACTA", ha dichiarato a caldo il presidente Enzo Mazza, "è che tutte le previsioni normative incluse nell'accordo bocciato oggi sono già state recepite dall'ordinamento italiano nel 2006, con il decreto di attuazione della direttiva 2004/48/CE in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale". "E' la dimostrazione", secondo Mazza, "dell'isteria collettiva di una politica che corre dietro alle istanze populistiche del web senza ricordarsi nemmeno di ciò che ha votato qualche anno fa e che i giudici applicano quotidianamente".

 

"A questo punto attendiamo la sentenza della Corte Europea di Giustizia, ed esortiamo il Parlamento europeo a fare dell'efficace tutela della proprietà intellettuale una delle principali priorità della nostra politica commerciale con i paesi terzi" ha commentato invece Frances Moore, ad della federazione internazionale dell'industria discografica IFPI. .
 

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