Live@Rockol: Jonathan Wilson, tra il Laurel Canyon e una 'Isla bonita'

Live@Rockol: Jonathan Wilson, tra il Laurel Canyon e una 'Isla bonita'

Con la sua maglietta stinta stile tie dye , l'atteggiamento "laid back", la barbetta e i lunghi capelli lisci spioventi sulle spalle, Jonathan Wilson è  la reincarnazione perfetta - nelle sembianze, ma anche nella musica che propone - di un hippie californiano di fine anni Sessanta. In realtà nel Golden State ci è arrivato dal North Carolina e, anche se tutti lo citano come il rifondatore della scena di Laurel Canyon, lui confessa di ispirarsi soprattuto ai gruppi inglesi dei Sixties, "i Kinks e i Beatles, con quelle  loro partiture per archi e pianoforte. Combinata con il suono elettrico di chitarra, basso, batteria e organo Hammond, quella musica apre ampi spazi all'esplorazione".



Piombato negli uffici di Rockol in compagnia di una sola chitarra acustica, durante la due giorni italiana che lo ha visto esibirsi in un intimo showcase alla Santeria di Milano, giovedì scorso, e il giorno dopo a Lucca prima di Tom Petty & The Heartbreakers, ne ha approfittato per mostrare, con "Ballad of the pines",  il lato più folk e intimista dell'album "Gentle spirit", uscito nel 2011 e già un cult imprescindibile per gli amanti della vecchia West Coast  e delle sonorità psichedeliche. 



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Ma poi ha accettato di buon grado anche la nostra richiesta di eseguire una rarità, una cover de "La isla bonita" di Madonna incisa cinque anni fa per un album tributo intitolato "Through the wilderness". 



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Giusto un diversivo, perché ora le attenzioni di Jonathan sono concentrate sul nuovo album che, ci spiega, "è ormai quasi pronto.  Finito questo tour, in cui presento già quattro o cinque brani nuovi, e dopo qualche altro  concerto in Australia torneremo in studio di registrazione: l'obiettivo è di fare uscire il disco la prossima primavera".



Wilson, intanto, si mostra ancora sorpreso dalla calorosa accoglienza riservata al precedente. "E' andato molto oltre le mie aspettative", spiega. "Soprattutto perché è un disco che richiede orecchie, pazienza e tempo per essere approfondito". Un omaggio alla musica del passato? "No, anche se certi suoni, certi toni provengono sicuramente da lì".  Un falso mito, dice, come quello che lo dipinge come il nuovo messaggero di Laurel Canyon. "E' un po' un'invenzione giornalistica. Ho vissuto lì dal 2005 al 2011, ma ora mi sono trasferito a Los Angeles in uno studio di registrazione più grande. E' vero, quando risiedevo nel Canyon a casa mia si passava da una jam all'altra.  Quello era un gran posto in cui ritrovarsi a suonare dopo che tutti i bar e i club avevano chiuso. Ma la verità è che una volta che me ne sono andato quella scena è scomparsa".  



Tour e preparazione del nuovo album lo costringono ora a sospendere l'attività parallela di produttore e di session man.  "Giusto il tempo di completare il lavoro sul nuovo disco di Roy Harper", spiega.  "Roy ha scritto delle nuove canzoni, molto belle. In studio con noi ci sarà Jimmy Page, forse anche Pete Townshend".


Molto apprezzato dai colleghi, Jonathan ci conferma il suo rapporto di amicizia con Chris Robinson ("con lui ho suonato parecchio, nel 2008-2009 avevamo messo su un trio con un bassista e fatto qualche concerto insieme. Si era parlato di un mio ingresso nella sua nuova band, più o meno ai tempi in cui usciva 'Gentle spirit' ") e l'ammirazione che nutre per Tom Petty, conosciuto durante  il tour.

"E' stato il suo entourage a chiamarci. Credo avessero pensato anche ai  Band Of Horses e ai My Morning Jacket, come opening act, ma alla fine hanno  forse scelto l'opzione meno costosa. Inizialmente mi è sembrato un compito improbo, considerando che durante l'ultimo tour americano quel ruolo era spettato a  Joe Cocker, agli ZZ Top e a Crosby, Stills and Nash.  Non lo conoscevo, Tom.ma è un tipo ok, molto riservato. Però sono un  buon amico di Benmont (Tench),  che ha suonato spesso  nelle jam a Laurel Canyon e in alcuni dei dischi che ho prodotto. E conosco bene Scott Thurston, che prima suonava con .Jackson Browne. Potrebbe esserci Mike Campbell, nel mio prossimo disco, così come Jackson e Graham Nash, con cui ho già lavorato in studio. Durante i concerti di questo tour sono stato spesso a osservarli, Petty e gli Heartbreakers, e la loro influenza si farà sicuramente sentire: soprattutto per quanto riguarda il ritmo e il tempo di  alcune canzoni. In un certo senso vorrei essere un continuatore di quel sound, di  quel tipo di rock'n'roll americano".  
 

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