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NEWS   |   Industria / 21/12/2001

USA, le rock star salgono sul palco per autofinanziare la loro associazione

USA, le rock star salgono sul palco per autofinanziare la loro associazione
La battaglia ingaggiata dalla Recording Artists Coalition per conto dei musicisti e dei cantanti che rivendicano un trattamento migliore da parte delle case discografiche è ormai al centro della scena musicale statunitense (vedi news). Non stupisce dunque che il gruppo di pressione sia riuscito a mobilitare un cast degno delle grandi occasioni per una serie di concerti “benefit” da tenersi, simbolicamente, la vigilia dei prossimi Grammy Awards (in programma il 27 febbraio prossimo), l’evento “clou” della stagione con cui l’industria discografica americana celebra i suoi successi dell’anno precedente: scopo degli show, che avranno tutti luogo nelle vicinanze di Los Angeles (sede dei Grammy), è appunto quello di raccogliere fondi per il finanziamento dell’organizzazione che conta oggi tra i suoi membri un centinaio di artisti, molti dei quali assai popolari. Secondo quanto riferisce il Los Angeles Times, la RAC avrebbe già prenotato quattro delle principali strutture ubicate nella zona (il Forum di Inglewood, la Long Beach Arena, lo Universal Amphitheatre e la Los Angeles Sports Arena) per una serie di show che vedranno avvicendarsi sul palco “attivisti” come Sheryl Crow e Don Henley (promotori e leader riconosciuti dell’organizzazione), veterani come Elton John, Billy Joel, Stevie Nicks e Ozzy Osbourne e artisti della nuova leva come Offspring, No Doubt, Weezer e Dixie Chicks (quest’ultime impegnate da mesi in una dura vertenza con la loro casa discografica, Sony Music, vedi news).
“E’ come se la comunità artistica avesse raccolto il messaggio che è finalmente arrivato il momento di fare qualcosa”, ha commentato Simon Renshaw, membro del consiglio di amministrazione della coalizione e socio della ditta di management che rappresenta le stesse Dixie Chicks (The Firm).
Nell’agenda della RAC c’è soprattutto l’emendamento di una legge dello stato della California che definisce gli artisti come semplici prestatori d’opera stipendiati dalle case discografiche (vedi news), nonché il tentativo di garantire agli artisti royalty adeguate dalla distribuzione di musica on-line. Ma Jay Cooper, uno dei legali che assistono la lobby, insiste sul fatto che la raccolta di fondi non serve a far guerra all’industria discografica: “Gli artisti vorrebbero solo parlare attraverso una voce comune, così come le case discografiche sanno fare, molto efficacemente, in diverse occasioni”.
Anche Michael Greene, il patron dei Grammy, ha smorzato ogni polemica dichiarandosi pubblicamente a favore dell’iniziativa: al Los Angeles Times, Greene ha detto di comprendere il desiderio degli artisti di vedere migliorato il proprio trattamento contrattuale e quello dello staff che sostiene il loro lavoro.