Miracolo italiano: si risolleva il mercato discografico

Crisi superata? I negozi riprendono miracolosamente a vendere dischi? L'industria musicale non è ammalata come sembrerebbe a prima vista?
La prudenza non è mai troppa, e la mancanza per il momento dei dati ufficiali Fimi (l'associazione che rappresenta le maggiori aziende discografiche italiane) impone di andare con i piedi di piombo nelle valutazioni trionfalistiche. Ma il vento sembra davvero aver cambiato direzione, dopo gli anni bui della recessione. La conferma arriva oggi dal mensile specializzato "Musica e Dischi", che nel numero di febbraio in edicola in questi giorni dedica un ampio servizio al consuntivo del 1997: e da questa analisi, basata sui dati raccolti dallo stesso periodico, si ricava l'immagine di un mercato in ripresa, che ad un incremento del 5,3 per cento nel fatturato industriale accompagna anche una crescita nella quantità dei pezzi venduti, in forte calo negli ultimi anni.

A provocare l'inversione di tendenza (+ 3,2 per cento, per un totale di circa 57,7 milioni di supporti preregistrati venduti dall'industria ai negozianti) hanno contribuito la ripresa delle vendite di Cd (+ 5 per cento), l'incremento notevole di diffusione del Cd singolo (il '97 è stato un anno decisivo per questo supporto, al di là delle vendite record di "Candle in the wind '97") e la tenuta sostanziale delle cassette, che hanno contenuto in un - 3 per cento il loro calo fisiologico: merito, secondo gli operatori, del predominio in classifica degli artisti italiani, il cui pubblico è per tradizione più affezionato al vecchio (e meno costoso) nastro analogico.
Secondo l'analisi di "Musica e Dischi", nei canali tradizionali (negozi di dischi, catene specializzate e grande distribuzione) si sono vendute nel '97 circa 16,7 milioni di cassette (mezzo milione in meno dell'anno precedente), 36,2 milioni di Cd album, 4,4 milioni di singoli (in formato Cd e mix, questi ultimi in forte calo), 300 mila videocassette musicali e poco più di 100 mila album in vinile. Il Cd rappresenta oggi il 62,7 per cento del totale dei pezzi venduti, contro il 29 per cento delle cassette e il 7,6 per cento dei singoli, mentre gli altri formati (LP e video musicali) si devono accontentare ormai di quote irrisorie.

La crescita del mercato rilevata da "Musica e Dischi" , tanto più significativa se si pensa che è stata raggiunta nel corso di un'annata caratterizzata da una serie di episodi negativi (un Festival di Sanremo disastroso, la bancarotta di alcuni dei maggiori distributori indipendenti, l'aumento dell'Iva dal 16 al 20 per cento, il danno d'immagine provocato dalla sentenza dell'Antitrust...) è confermata dalle prime proiezioni fornite dalla Siae sulla base delle licenze di fabbricazione rilasciate ai produttori fonografici: queste ultime, secondo i primi dati ufficiosi, sarebbero aumentate di circa il 5 per cento, portando il totale, anche in questo caso, a oltre 57 milioni di pezzi.
In base ai dati ufficiosi finora disponibili, la Siae ritiene che anche il cosiddetto mercato discografico "allargato" (che comprende anche le vendite in edicola, i cosiddetti dischi "fuori diritti" su cui autori ed editori non percepiscono alcuna royalty, i dischi "premium" distribuiti in omaggio e le importazioni) sia cresciuto nel corso degli ultimi dodici mesi, dai 124,4 milioni di pezzi del '96 ai 125 milioni globali del '97. Grazie, appunto, ai risultati conseguiti dall'industria musicale e, in misura molto minore, ad una lieve ripresa delle vendite in edicola, che hanno controbilanciato il crollo dei piccoli produttori occasionali, messi sempre più fuori gioco dalle nuove norme di legge a protezione dei copyright.
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