E’ successo nel 2001: 22 febbraio

Grammy Awards, la rivincita dei 'senatori' (22 febbraio 2001)

Erano stati annunciati come i Grammy destinati a celebrare i nuovi rampolli della scena musicale USA e a siglare la consacrazione definitiva di recenti campioni di incassi come Eminem, Destiny’s Child, Faith Hill, Macy Gray. Tutto vero, tutto confermato: ma a rubare la scena, sul palco dello Staples Center di Los Angeles, sono stati i “senatori” del pop-rock, a cominciare dalla premiata ditta Steely Dan di Donald Fagen e Walter Becker, vincitori a sorpresa (e per la prima volta) della statuetta più ambita, quella destinata al miglior album dell’anno. Il premio è toccato a “Two against nature”, il disco che ha segnato il ritorno sulle scene del duo a 20 anni di distanza dalle loro ultime collaborazioni in studio. Incassato un premio “tecnico” per il miglior lavoro di “engineering” in sala di registrazione, Fagen e Becker si sono anche tolti la soddisfazione di vincere due statuette nella categoria pop (miglior album vocale e miglior performance da parte di un duo o di un gruppo), sbaragliando la giovane e agguerrita concorrenza di ‘N Sync, Backstreet Boys e Corrs (si prospettano tempi duri per il teen pop? Le classifiche internazionali sembrerebbero confermarlo…). Nell’assegnare alla coppia un tale florilegio (tardivo?) di premi, la giuria dei Grammy non ha neppure tenuto troppo in considerazione, una volta tanto, il responso del mercato, dato che le vendite in USA di “Two against nature” (un milione e mezzo di copie) sono state buone sì ma non eclatanti. Che la “academy” americana abbia parzialmente smentito le tendenze giovanilistiche degli ultimi anni, decidendo di riservare nuove attenzioni ad artisti da tempo sulla scena, è confermato anche dal premio conferito alla trentaduenne cantautrice country-rock Shelby Lynne come artista rivelazione dell’anno. Per non parlare di B.B. King e Dr. John, premiati per la loro riproposizione in duo (categoria pop!) dello standard swing-jive “Is you is, or is you ain’t (my baby”). Né si può parlare di novità, ovviamente, nel caso degli U2, che confermando i pronostici si sono aggiudicati tre statuette, lo stesso numero di premi collezionato da Eminem e dalla prossima ospite sanremese Faith Hill, confermatasi regina del country con un disco che di country conserva solo un pallido alone ammantato di lustrini pop. Poco o nulla, U2 a parte, è rimasto agli altri artisti europei in competizione, se si esclude il premio andato ai Radiohead per il miglior album “alternativo” dell’anno. Non ce l’hanno fatta neppure gli italiani Eiffel 65 nella categoria dance, schiacciati dai favoritissimi Baha Men del tormentone “Who let the dogs out”.
Tra i delusi, accanto ai succitati ‘N Sync e Backstreet Boys, vanno citati anche Madonna e Moby, usciti a bocca asciutta malgrado le acclamate esibizioni live offerte nel corso della serata. I premi italiani della musica, a cui la maggior parte degli artisti nostrani interviene solo in cambio della garanzia di un premio, sembrano davvero lontani anni luce…
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