Industria: Emi in crisi, e rispuntano le voci di una fusione con Universal

Le persistenti difficoltà finanziarie della multinazionale Emi, di cui il presidente sir Colin Southgate ha dato notizia nei giorni scorsi agli azionisti, hanno riacceso le voci di una possibile incorporazione per fusione della società britannica nella Universal, la casa discografica di proprietà del gruppo canadese Seagram.
Ancora una volta però, come già in passato, i portavoce della Emi si sono affrettati a smentire la notizia, dichiarando che fino ad oggi nessuna offerta formale di acquisto è mai pervenuta ai vertici della società.
La Emi sta vivendo in ogni caso una situazione di forte instabilità a livello internazionale. Le informazioni diffuse dal presidente Southgate, che ha attribuito il calo dei profitti aziendali (300-310 milioni di sterline, nelle previsioni) agli insoddisfacenti risultati conseguiti sui mercati in crisi del Sud Est asiatico, hanno provocato il crollo immediato delle quotazioni di borsa dei titoli societari, che nel giorno dell’annuncio hanno perso il 10,5 per cento toccando il loro valore più basso. E non è bastato neppure il pronto recupero dei giorni successivi a schiarire un orizzonte reso ancora più incerto dalla notizia che lo stesso Southgate ha accettato di assumere l’incarico di presidente della Royal Opera House britannica: una mossa che sembra preludere a un suo progressivo abbandono di ogni incarico operativo nell’ambito del gruppo e a una pericolosa situazione di vuoto di potere (anche se da tempo la responsabilità esecutiva del gruppo è nelle mani di Jim Fifield, presidente e Chief Executive Officer di Emi Music Worldwide e numero due della società).
A dispetto delle smentite, alcuni analisti economici sostengono che solo l’intervento di un investitore esterno come la Universal possa raddrizzare in fretta una situazione che si sta facendo complicata.
Nel frattempo la Emi sta cercando di correre ai ripari con un piano che prevede una razionalizzazione e un drastico taglio della spesa (compresi numerosi contratti artistici in corso ) in Giappone e negli altri paesi del Sud Est asiatico. Malgrado le perdite subite in questi territori, Southgate si è detto comunque convinto che il gruppo chiuderà l’esercizio finanziario con una crescita di fatturato del 5 per cento.
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