Fusione EMI-BMG, il gruppo tedesco (forse) ci riprova

L'intraprendente Thomas Middelhoff, numero uno di Bertelsmann, sembra intenzionato a tornare all'attacco della casa discografica britannica, a otto mesi di distanza dal no del commissario europeo Mario Monti che fece naufragare l'ipotesi di fusione tra le due società(vedi news). A rivelare l'indiscrezione è il quotidiano britannico Independent, con un articolo nel quale si sottolinea che la vendita della quota del 49,5 % in AOL Europe (vedi news) e di altre attività facenti capo a Bertelsmann frutterà alla holding tedesca almeno 20 miliardi di marchi (quasi 20 mila miliardi di lire) che andranno a incrementare il già abbondante cash flow nelle mani di Middelhoff e dei suoi collaboratori aumentandone la capacità di investimento.
Il management di Bertelsmann non fa mistero di volere accrescere la sua presenza nel settore televisivo (dove già controlla il maggior gruppo europeo, RTL) e in quello musicale, dove opera con il marchio BMG. E la EMI, unica major discografica rimasta sganciata dai grossi conglomerati che controllano il mercato internazionale dei media, viene sempre considerata un obiettivo appetibile per incrementare la quota di mercato mondiale della casa tedesca, ancora relegata a fanalino di coda tra le cosiddette “big Five” (con uno share dell'11,7 % secondo gli ultimi dati IFPI, vedi news).
Le speranze di Middelhoff si fondano sulle motivazioni con cui l'antitrust europeo ha respinto la bozza originale di fusione: all'epoca, Monti aveva dichiarato che un “merger” tra BMG ed EMI avrebbe potuto ricevere un nulla osta se le due società avessero rinunciato a parte delle etichette di proprietà (Virgin? RCA?), in modo da consentire la nascita di una sesta major in grado di competere sul mercato ad armi pari.
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