Web radio, 1 miliardo di dollari ad artisti e etichette americane in 12 anni

Web radio, 1 miliardo di dollari ad artisti e etichette americane in 12 anni

Dopo oltre dieci anni di attività, il volume di royalties che l'agenzia di collecting  SoundExchange  raccoglie presso le Internet radio americane sta finalmente raggiungendo una massa critica: la società, che incassa diritti per conto di artisti ed etichette discografiche da piattaforme come Pandora e Sirius XM (con cui, tuttavia, è in causa) annuncia che i pagamenti effettuati nell'ultimo trimestre hanno superato i 100 milioni di dollari, portando a circa 1 miliardo di dollari le somme complessivamente versate dal 2000 ad oggi.  



"L'evoluzione dell'industria va in direzione di molteplici fonti di ricavo e non di una sola", spiega il presidente Michael Huppe, la cui agenzia è spesso stata criticata per la presunta lentezza con cui effettua i pagamenti agli aventi diritto. Il suo raggio d'azione, ricorda il giornalista Ben Sisario sul New York Times,  è tra l'altro limitato dal fatto che  servizi on-demand come Spotify e Rhapsody di solito si accordano direttamente per i pagamenti con le  case discografiche, mentre negli Stati Uniti le radio che trasmettono via etere sono tenute a pagare solo i diritti d'autore e non i cosiddetti diritti connessi (salvo accordi volontari, come quello siglato pochi giorni fa tra il network Clear Channel e l'etichetta Big Machine).  



Anche per questo motivo, esiste tuttora una grande sproporzione sui "performance rights" incassati da autori ed editori, da una parte, e etichette e artisti interpreti dall'altra: lo scorso anno, ricorda ancora il New York Times, SoundExchange ha distribuito 292 milioni di dollari, mentre nel 2010 ASCAP e BMI avevano versato 1,64 miliardi.



 Alcuni discografici riconoscono comunque a SoundExchange un ruolo sempre più rilevante: "Per noi si tratta di una fonte sempre più vitale di reddito", ha testimoniato la scorsa settimana davanti allo United States Copyright Royalty Board Darius Van Arman, fondatore della Jagjaguwar Records che ha nel roster artisti come Bon Iver e Dinosaur Jr. e che dall'agenzia  ha incassato negli ultimi cinque anni circa 95 mila dollari.
    
 

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