Guns N' Roses, leggi qui un'anteprima di 'My appetite for destruction'

Guns N' Roses, leggi qui un'anteprima di 'My appetite for destruction'

Raggiungerà le librerie il prossimo 2 luglio "My appetite for destruction", autobiografia di Steven Adler, batterista e co-fondatore della formazione storica dei Guns N' Roses, sul gruppo oggi capitanato dal solo Axl Rose: nel volume l'artista racconta le prime fasi vissute in seno alla band, dalla quale poi fu allontanato nel 1990 quando - dietro le pelli - venne ingaggiato Matt Sorum.

Rockol vi offre la possibilità di leggere in anteprima due capitoli del libro, inerenti al primo incontro intercorso tra Adler e Axl e alla prima prova con in formazione Slash, amico di Steven al quale Izzy Stradlin cedette il ruolo di chitarra solista. Buona lettura.


L’incontro con Axl

Un giorno, mentre me ne andavo da casa di Izzy, incrociai un tipo molto rock, magrissimo, bianco come uno spettro e con lunghi capelli color carota. Indossava una camicia azzurra, sbottonata, che lasciava nudo il torso: aveva le costole in bella vista, sporgenti come quelle di un cane affamato. Beccandolo così, in mezzo alla strada, lì per lì non lo riconobbi: capii che era Axl solo quando ci salutammo. “Amico, ma tu sei quel cantante pazzesco che ho visto l’altra sera al Gazzarri’s! Sei stato fenomenale”.
Sorrise e disse “grazie”. Sembrava una persona modesta e gentile. Quella è stata la primissima volta che ho parlato con Axl Rose: pare che fosse assiduo a casa di Sue e che uscisse spesso con Izzy.
I Rose provavano ai Selma Studio, su Selma Avenue, giusto dall’altra parte della strada rispetto alla Hollywood High School. Era la saletta più economica sulla piazza, costava circa cinque dollari l’ora. Senza dubbio un ottimo prezzo, ma il posto era un buco di culo tristissimo. L’edificio era molto vecchio: i pomelli delle porte erano rotti, le finestre sfasciate, i bagni fetidi, i pavimenti scricchiolavano e i muri erano pieni di crepe, ma la qualità di quello che ottieni è proporzionale a quanto paghi. Andai a vedere com’era la situazione senza Slash perché all’epoca non pensavo che volessero un altro chitarrista. Quella sera c’eravamo solo io, Izzy e DJ. La prima canzone che provammo tutti insieme fu “Shadow of Your Love”, un pezzo che aveva scritto Izzy.
Axl spuntò in saletta mentre la stavamo suonando. Senza perdere il ritmo prese in mano il microfono nel bel mezzo della canzone e incominciò a correre avanti e indietro, strillando e ululando come se gli stessero andando a fuoco i pantaloni. Non avevo mai sentito un sound del genere in vita mia. Sembrava provenire da un altro mondo, come il lamento di uno spirito tormentato. Ero elettrizzato: mi bruciavano gli occhi e avevo le pulsazioni a mille, quel tizio aveva qualcosa di malato ma originalissimo.
La prova secondo me andò molto bene e dopo, chiacchierando, dissi: “ragazzi, dovete assolutamente incontrare il mio amico Slash. Cazzo, è un genio!”. Ed è così che tutti i pezzi del puzzle cominciarono a riunirsi, come se ciascuno di noi avesse aspettato pazientemente tra le pieghe del cosmo, destinato, prima o poi, a incontrare gli altri. È così che doveva andare.
Tornai a casa e dissi a Slash: “amico, quei ragazzi sono eccezionali, originali, cool, e ti vogliono conoscere”. Slash rispose con una specie di grugnito evasivo, e dovete sapere che questo nella lingua di Slash corrisponde a un assenso entusiastico. Il giorno successivo lo portai con me da Izzy, giusto per vedere se andavano d’accordo. Stappammo qualche birra sparando cazzate e parlando dei gruppi che ci piacevano. Axl era più comunicativo rispetto all’ultima volta che ci eravamo visti. Ci disse che adorava Dan McCafferty, il cantante dei Nazareth.

Conoscevo bene due dei loro album, Razamanaz e Hair of the Dog, e dentro c’era qualche pezzo veramente bello. Ascoltando gli ululati di McCafferty è abbastanza facile intuire perché ad Axl piacesse tanto. Quel tizio con una canzone sapeva commuoverti, spezzarti in due, ci metteva un’impronta tutta sua, molto particolare, come se la voce fosse un altro strumento. Tutti i veri, grandi vocalist fanno qualcosa di simile: rendono la loro voce una componente unica e indispensabile per il sound complessivo del gruppo. Come cazzo si fa a sostituire un Robert Plant, un Freddie Mercury, uno Steve Tyler? O, come avremmo scoperto in seguito, un Axl?
Izzy stava suonando la sua chitarra e la lasciò provare a Slash. Slash fissò immobile il manico per qualche secondo, poi si mise a improvvisare un bel solo, ma niente di pacchiano o esagerato: una cosa brillante, nel suo stile. L’esecuzione fece un’impressione talmente buona su Axl e Izzy che chiesero a Slash di andare a recuperare la sua chitarra. Bisognava andare a fondo, la temperatura nella stanza stava salendo parecchio. Slash tornò con lo strumento e suonammo tutti insieme per altre due ore.
Quella notte, per così dire, inciampammo gli uni nella vita degli altri, senza sapere che cosa il futuro avesse in serbo per noi. Mi piacerebbe poter dire che fu un colpo di fulmine ma la verità è che si trattava di un incontro casuale, fatto giusto per vedere se ne poteva venir fuori qualcosa di buono. Axl quella sera era il più silenzioso di tutti ma quando Izzy propose di vederci di nuovo il linguaggio del corpo del cantante fu decisamente eloquente: era d’accordo. Il giorno dopo tornammo in saletta. Izzy ormai si era convinto che fosse necessario un secondo chitarrista perché non credeva di essere portato per i solo e non gli interessava imparare. Si sarebbe sentito più libero insieme a qualcuno come Slash. Come ho detto, Izzy aveva un approccio artistico molto ritmico, improntato agli accordi, mentre Slash aveva un talento naturale per le parti soliste. Si completavano a vicenda nel modo giusto e la presenza dell’altro permetteva loro di rafforzare il proprio stile concentrandosi solo su quello che amavano fare.
In pratica provavamo sempre le stesse tre canzoni: “Shadow of Your Love”, “Move to the City” e “Reckless Life”. Ogni tanto azzardavamo anche qualcosa degli Aerosmith e degli Stones. Non ci vedevamo magari per un paio di giorni, poi appena saltavano fuori un po’ di soldi tornavamo in studio a provare.
I Rose, o gli Hollywood Rose, come venivano chiamati sulla maggior parte dei volantini, avevano due date già fissate: Slash e io ci unimmo a Izzy e Axl proponendo il gruppo come i “Nuovi” Hollywood Rose, senza grandi squilli di tromba.
La prima data era al Madame Wong’s East, a L.A. Poi suonammo al Trobadour, il 10 luglio 1984. In quell’occasione la mia famiglia mi vide sul palco per la prima volta.

Quello stronzo di Axl

Ho sempre pensato che Axl fosse uno stronzo molto cool. Sapevo che era una fottuta star, un animale da palcoscenico straordinario. Ma ero anche consapevole del fatto che, alle volte, poteva diventare uno stronzo insicuro. Finché non faceva cazzate con me, comunque, era tutto ok. È così che andava. Poi, però, arrivò la prima di una lunga serie di fottute merdate che avrebbe fatto nei miei confronti nel corso degli anni.
Ricordo che Axl stava da Jo Jo, nel suo appartamento. Un giorno mi fermai lì a fare un saluto. Avevo appena aperto la porta che Axl saltò su e mi si avventò contro. Il posto era piccolo quindi gli furono sufficienti due passi per raggiungermi.
Successe tutto molto in fretta, e mentre ancora io mi chiedevo “eh?” lui mi era arrivato vicino tirandomi un calcio nelle palle. Potevo tollerare parecchie stronzate da Axl, perché aveva dei problemi molto gravi, ma che si mettesse a fracassarmi i gioielli di famiglia era l’ultima cosa che mi aspettavo. Mi piegai in due dal dolore e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Quando riuscii a respirare di nuovo urlai solo “fottiti” e me ne andai. Era una faccenda dannatamente assurda. Ma alla fine lasciai correre. All’epoca sentivo che era la cosa migliore da fare. Mio fratello maggiore, Kenny, quando eravamo ragazzini mi faceva anche lui merdate del genere, quindi ero abituato a non prendermela troppo a cuore. Tornai a casa di Izzy e gli raccontai l’accaduto. Era sorpreso e disse solo: “non so, amico”. E questa era la legge di Axl: non sapevi mai il perché. Non gli avevo mai fatto nulla di male. Tutte le tipe che piacevano a lui io non me le scopavo, anche quando era chiaro che volevano me. Se una interessava ad Axl, per quanto mi riguardava era la sua ragazza. Riuscivo a rispettare questa condizione perché in fin dei conti a me non importava, mentre tutti sapevano quanto fosse incasinato e fuori di testa lui con le donne.
Iniziai a infastidirmi veramente per i gesti di Axl nel corso dell’anno successivo. Il suo comportamento era diventato del tutto imprevedibile. Si infilava nelle risse, spesso attaccando briga lui per primo a Casa Inferno con gente a caso che era venuta solo a fare un po’ di festa: impararono presto a fargli un sacco di spazio intorno. Alcuni degli incidenti più brutti erano messi a tacere perché, beh, era Axl. Axl per se stesso aveva un’unica regola: non ci sono regole. A Duff piaceva infilarsi in locali a caso proprio mentre la gente incominciava a chiedersi se c’era qualche festa in giro e cosa avrebbe fatto dopo. Li invitava tutti a Casa Inferno fino a che dentro non ci stavano più e non si riversavano per strada. Davamo una bella scrollata, e per le quattro del mattino c’erano un centinaio di persone a ronzare intorno alla casa.

Eravamo pieni di risorse anche con le ragazze: mentre uno di noi si scopava una tipa, uno degli altri le frugava nella borsa e prendeva cinque o dieci dollari. Non le rubavamo mai tutti i soldi, solo una piccola somma, perché ne avevamo veramente bisogno. Ma Casa Inferno avrebbe anche potuto chiamarsi Casa della Merda. Dopo un anno di abuso costante… beh, potete immaginarvelo. In più, i poliziotti iniziavano a venirci a trovare sempre più spesso. Nel corso del secondo anno più di metà delle nostre feste finirono con degli arresti.
Quindi entrai di nuovo nella mia solita fase ho-bisogno-di-spazio, è-l’ora-di-darsi-una-regolata-e-preservare-la-mia-salute-mentale. Dall’altra parte della strada rispetto a Casa Inferno c’era un palazzo su due piani che aveva due miniappartamenti per piano. Le mie amiche Julie e Tracey vivevano lì. Julie, tempo dopo, avrebbe fatto una comparsata nel nostro video “Welcome to the Jungle”. È la ragazza che cattura l’attenzione di Axl all’inizio, quella con le calze a rete che cammina per strada. Si vede anche sdraiata accanto a me nel letto.
Presi una camera da lei, che era decisamente una padrona di casa spaziale. La stanza era solo la loro lavanderia, c’era uno scarico, un lavabo, due rubinetti di acqua fredda e calda a cui potevi attaccare una lavatrice o un’asciugatrice. Piazzai una tavola di legno sul lavabo e ci appoggiai sopra la TV. Riuscivo anche a intercettare la TV via cavo del palazzo, che per me era novità piuttosto figa, visto che non l’avevo mai avuta.
Avevo un materasso a futon che non ci stava per lungo, nello spazio della stanza, e per una parte rimaneva in verticale appoggiato al muro. Avevo una coperta e un paio di cuscini. C’era un ingresso privato dal lato dell’uscita carrabile, così entravo e uscivo quando volevo. Ma, cosa più importante, avevo un posto sicuro dove rifugiarmi, dormire e scopare.
C’erano tre ragazze che mi piaceva farmi con una certa regolarità. Una in particolare, Adriana Smith, era una nativa americana molto sexy con un corpo sodo e un viso molto carino. Ci aveva presentati Izzy e legammo parecchio. Era in una gang di motocicliste fuori di testa.
Poi c’era Gabby, anche detta “GabaGabaHey”. Era una rocker molto figa, bassina, che poteva andare avanti a suonare tutta la notte. E infine, Adriana Barbour, una graziosa e timidissima ragazza della Valley, che poteva seppellire qualsiasi uomo sotto a un tavolo a una gara di bevute. Lavoravano al Club per Gentiluomini Seventh Vail, sul Sunset. Il loro appartamento, dove ci ubriacavamo come degli stronzi, dava proprio su una piscina. Ci eravamo soprannominati i Paracadutisti Acrobatici Nudi dall’Inferno perché saltavamo in piscina dal balcone. In qualche modo abbiamo evitato di rimanerci secchi in una delle nostre tante performance malate di tuffo.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
JIMI HENDRIX
Scopri qui tutti i vinili!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.