The Observer 2012: l'intervista a Edipo

The Observer 2012: l'intervista a Edipo

Dopo aver recensito il suo ultimo, caustico lavoro, “Bacio battaglia”, abbiamo raggiunto Fausto Zanardelli, l’altra faccia di Edipo, per fare quattro chiacchiere e chiudere così in bellezza lo spazio a lui dedicato sulla nostra rubrica The Observer. E soprattutto cercare di capire meglio chi è Fausto e chi è Edipo.
“Sarebbe più rilassante per me poter dire che siano due cose distinte ma non è così” esordisce Fausto. “Edipo non è altro che lo pseudonimo con cui Fausto Zanardelli da vita alle sue canzoni che poi non sono altro che quello che mi passa per la testa, riordinato in parole e musica”.
Parole e musica da cui potremmo tranquillamente prendere spunto per scrivere un’autobiografia di Edipo: “Il mio scopo non è raccontare storie ma destrutturare e rimpacchettare la mia vita così da vederla da fuori. È un po' come fare auto psicanalisi. Ho sempre amato la letteratura e mi piacerebbe scrivere di cose non in prima persona, ma magari come autore per altri. Come Edipo parlo solo di me, che poi basta e avanza!”. Un modo di parlare che utilizza una grammatica molto vicina agli stilemi pop. “Pop è un concetto ormai stravolto dalle subculture mediatiche di ultima generazione, meglio non pensarci o potrebbero venirmi le vertigini!”.
Dopo l’ottimo esordio “Hanno ragione i topi”, Edipo è tornato con “Bacio battaglia”, un disco particolarmente affilato in quanto a ironia e critica sociale: “Un disco ‘CONTRO’, uno sfogo che mi è servito come punto di partenza per azzerare nuovamente la mia testa. Un esercizio di stile che ha voluto toccare vari generi che mi hanno accompagnato fin qui. Le cose nuove che sto facendo sono molto più unidirezionali, penso infatti che il prossimo disco sarà molto più serrato”, racconta Fausto. “Bacio Battaglia è un disco di cantautorato Italiano come tanti altri. Quello che ho cercato di fare è parlare di me stesso. Sento parecchia roba bella in giro, ma spesso mi mancano dei dischi che mi facciano capire bene chi ho di fronte, da dove viene chi canta, se e perché ha sofferto, quali sono i motivi che lo spingono a fare musica... Io ho fatto un disco molto ‘Edipocentrico’, se ci entri e ti ci riconosci ti piace altrimenti è molto difficile apprezzarlo”.
Un Edipo che a sua volta ha ampiamente dimostrato di apprezzare le rime, i giochi di parole e l'ironia. Tutti elementi apparentemente molto semplici da utilizzare in una canzone, eppure… “Penso che questo sia un po' il mio marchio di fabbrica” ammette Edipo. “Non è per niente facile, ma non sono la facilità e l'immediatezza che mi avvincono nel fare musica; ogni canzone per me è una montagna, e capire roccia dopo roccia come scalarla è la vera soddisfazione. Quando poi arrivi in cima, non sembra mai così alta”.

Guarda qui il nuovo videoclip di Edipo "La classe operaia va all'inferno":



In “Bacio battaglia” poi, si alternano momenti molto solari ad altri decisamente più cupi, molti di più rispetto al disco d’esordio "Hanno ragione i topi". “Alti e bassi si susseguono ciclicamente nella vita di tutti, così non riesco mai a essere pienamente triste o pienamente felice perché so che tutto cambia velocemente. Bacio Battaglia rispetto a ‘Hanno ragione i topi’ più che maggiormente scuro è maggiormente a fuoco su quello che vorrei comunicare, la nuova direzione in cui sto andando è ancora più scarna e diretta”.
Una nuova direzione che si può però già intuire in pezzi come “Il mondo ha perso”. “Diciamo che non è arrivato primo” specifica Fausto. “Quello che è arrivato terzo a me personalmente piace molto di più.” Un Fausto che quindi mantiene il suo status di “bad guy” del pop fino in fondo. “Bisogna essere sempre sinceri, e se si motivano bene i propri argomenti è giusto dire ciò che si vuole. Il problema è quando non si ha la piena consapevolezza del mezzo, in quel caso sarebbe meglio stare zitti e aspettare di maturare uno spirito critico dettato da maggiore lucidità ed esperienza”.
Lucidità ed esperienza che Edipo stesso ha maturato dopo anni passati ad occuparsi di musica in veste prima di produttore e fonico, e poi di autore. Un percorso che prova che in fondo, vivere di musica è possibile: “ E’ difficile. È una strada tortuosa ma ricca di soddisfazioni perché ciò che si realizza è unico, e se questa unicità diventa riconoscibile come un marchio di qualità, allora si capisce di lavorare nella direzione giusta. I sacrifici sono tanti, ma basta stringere i denti e andare sempre avanti!”.
 

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