Si celebrano i cento anni della radio

Cent’anni: esattamente il 12 dicembre 1901 Guglielmo Marconi ricevette, a Saint John’s (Terranova), la lettera S, trasmessa dalla Cornovaglia. La radio vera e propria si svilupperà solo negli anni ’20, ma quella data simbolica sarà celebrata giovedì prossimo al Ministero delle Comunicazioni alla presenza del presidente Ciampi e con una staffetta di sui tre canali radiofonici Rai. A leggere i dati, la radio italiana sta ancora bene: oltre trentacinque milioni di persone al giorno, contro i venticinque degli anni ’80, la ascoltano per circa tre ore, ma ora c’è chi pensa al futuro. Su internet, nonostante i problemi di collegamento, esistono migliaia di e-radio. Claudio Cecchetto, direttore artistico di 102.5 Hit Channel (vedi news) ha dichiarato: “Il problema è che non si può più inventare nulla: la scommessa è trasferire l’esperienza della radio e la capacità di fare tutto dal vivo e spontaneamente negli altri mezzi e farli vivere assieme. Due protagonisti della radio, passata e presente, hanno voluto dire la loro sul mezzo che li ha resi famosi. Renzo Arbore, autore dei più celebri programmi radiofonici degli anni ’70, vorrebbe tornare alle origini, “ma solo se mi dessero le possibilità di fare un programma sganciato dall’Audiradio”, mentre Fiorello, che sta spopolando con il programma “W RadioDue” ha dichiarato: “Sono arrivato alla radio perché mi diverto, le mie parodie sono più efficaci in radio. Odio le parrucche”. (Fonte: Corriere della Sera)
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