Referendum di Musica e Dischi: Dylan e De Gregori i migliori dell'anno

Referendum di Musica e Dischi: Dylan e De Gregori i migliori dell'anno
E' ancora una volta il cantautorato di stampo classico, nazionale ed internazionale, ad uscire vincitore dal referendum annuale che il mensile specializzato Musica e Dischi indice tra i più autorevoli critici e giornalisti musicali italiani ormai da 22 anni.
A conferma del credito immutato di cui godono presso la stampa italiana, specializzata e non, Francesco De Gregori (con “Amore nel pomeriggio”) e Bob Dylan (con “Love and theft”) hanno infatti dominato le rispettive categorie (miglior album italiano e straniero dell'anno), peraltro infarcite di altre firme illustri della canzone d'autore: Franco Battiato, anche lui abbonato alle posizioni di vertice del prestigioso referendum, si è aggiudicato il secondo posto tra le migliori produzioni italiane con “Ferro battuto” (un altro disco targato Sony, come quello di De Gregori), mentre nella stessa sezione trova menzione (al quinto posto) “Crocevia” dei La Crus, il disco di cover d'autore e pop standard recentemente confezionato dal duo milanese. Ed è rock di inequivocabile impronta cantautorale quello che si insinua nelle posizioni residue della Top Five, con “El Topo Grand Hotel” dei Timoria e lo “Stupido hotel” di Vasco Rossi curiosamente piazzati in successione al terzo e quarto posto. La canzone d'autore la fa da padrone anche tra gli esordienti (miglior disco di debutto l'album omonimo di Pacifico per la neonata "indie" Ponderosa) alle migliori esibizioni dal vivo dell'anno: dove però, dopo i “soliti sospetti” Paolo Conte e Vinicio Capossela, fanno capolino a sorpresa il “Tora! Tora! Festival” ideato da Manuel Agnelli, primo e felice esempio italiano di spettacolo rock itinerante (o “package tour”) sul modello dell'americano Lollapalooza Festival (terzo posto), e il trombettista Paolo Fresu, quarto in virtù di una scelta che sconfina in territori jazz/fusion.
All'immortale Dylan e al suo lodatissimo “Love and theft” fa prevedibilmente compagnia, nella classifica dei migliori dischi stranieri, un'altra leggenda vivente della “poesia in musica” nordamericana, il Leonard Cohen rigenerato di “Ten new songs”: ed è ancora la Columbia/Sony a mettere a segno una significativa doppietta, anche se tra i due mostri sacri si insinua la Bjork di “Vespertine”, a conferma di una popolarità locale esplosa in seguito al film “Dancer in the dark” e sancita anche dalla recente mini-tournée con accompagnamento orchestrale. Non mancano, nelle preferenze dei critici italiani (36 i votanti, in rappresentanza delle testate specializzate e dei maggiori quotidiani, Rockol compreso), riconoscimenti a consolidati beniamini come R.E.M. (quarti con “”Reveal”) e Radiohead (quinti con “Amnesiac”, a pari merito con il “Look into the eyeball” di David Byrne, mentre ai newyorkesi Strokes va il titolo di miglior album di debutto internazionale). La band di Thom Yorke figura anche nella graduatoria dei migliori concerti dell'anno, piazzandosi al secondo posto davanti agli immancabili U2: la sorpresa arriva però dall'accoglienza riservata ai ritorni sulla scena dei Depeche Mode (quarti) e soprattutto dei Roxy Music, eletti a miglior live band dell'anno.
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