Il rebetiko greco di Vinicio Capossela: 'Un lamento corale che si balla da soli'

Il rebetiko greco di Vinicio Capossela: 'Un lamento corale che si balla da soli'

"Rebetiko gymnastas”: si intitola così il nuovo album di Vinicio Capossela che raggiungerà i negozi di dischi il prossimo 12 giugno. L’album, ideale seguito di "Marinai, profeti e balene" del 2011, è stato realizzato in Grecia, ad Atene, nel 2007, dove il cantautore di Hannover ha approfondito la sua conoscenza del rebetiko (genere musicale popolare greco), e ha collaborato con diversi musicisti del posto tra i quali il suonatore di bouzouki Manolis Pappos (attivo da cinquant'anni e in passato già al fianco di nomi di punta della scena tradizionale ellenica come Theodorakis, Xarhakos, Arvanitaki, Galani, Ntalaras, Papazoglou) e Kaiti Ntali, esponente di spicco della scena rebetika: “Le sonorità del rebetiko evocano ribellioni personali, sono musiche che si vanno ad affacciare ad un'altra parte della nostra vita, che si intercettano e che fluiscono mangiando e bevendo”, ha raccontato Capossela durante la conferenza stampa di presentazione del disco: “Durante il mio periodo in Grecia ho chiesto ai miei collaboratori di portarmi nei posti in cui veniva suonato il rebetiko e la prima volta che l’ho sentito ho pensato che fosse una musica per eletti, come se i presenti con me in quella taverna appartenessero a quella melodia. Mi ha colpito il senso di comunione che sprigiona questa musica, che è anche molto attuale in questo periodo di crisi non solo economica ma anche culturale. Una volta che viene meno tutto quello che conta, ci si trova spogliati della propria personalità, e il rebetiko porta dentro le sue note una forte identità. La storia di questo stile è molto simile a quella del tango, del blues e del fado, storie di gente che ha scritto queste musiche non per farsi vedere o per suonarle per sé, ma per la necessità di scriverle”.
”Rebetiko gymnastas” contiene tredici brani e una ghost track. Quattro delle canzoni presenti sono inedite, mentre altri otto sono brani tratti dal repertorio di Capossela ma rivisitati in rebetiko: “Questo album nasce nel 2007 dopo che ho collaborato con Dimitra Galani, cantautrice greca. Mi ha portato a sentire Kaiti Ntali, una vera e propria diva, una donna con una voce molto maschile supportata durante quell'esibizione da un quartetto di musicisti eccezionali. Abbiamo fatto dei concerti insieme e abbiamo deciso di registrare questo disco che non è altro che un insieme di esercizi musicali. Un esempio è ‘Con una rosa’” - brano di Capossela pubblicato nel disco “Canzoni a manovella”, ndr - “che abbiamo completamente rivisitato, oppure ‘Non è l’amore’, che abbiamo fatto in una tonalità più bassa, quasi da taverna, o meglio ancora ‘Contrada Chiavicone’ che sembra essere uscita direttamente da un taxi di Atene. I brani inediti si rifanno alla musica di risacca e di assenza e stanno sul bordo della partenza, al porto, il luogo che permette alla musica di viaggiare. Diciamo che abbiamo messo in piedi una sorta di Buena Vista Social Club del Mediterraneo. Tutti i brani sono stati registrati in un vecchio studio ad Atene dove la leggenda narra che con quel mixer i Pink Floyd abbiano registrato ‘The dark side of the moon’”.
A chiudere l’album ci pensa una ghost track, ovvero un rifacimento di “Come prima” (brano scritto da Mario Panzeri, Alessandro Taccani e Enzo Di Paola, portato al successo prima da Tony Dallara e successivamente da Domenico Modugno), cantato da Capossela insieme a Kaiti Ntali: “Cantata con la voce e il timbro di Kaiti più che una canzone d’amore e una promessa sembra una minaccia. E’ forse il primo duetto che ho realizzato nella mia carriera”. “Solitamente”, chiude Capossela, “quanto si parla di musica greca si pensa al sirtaki, ma questo non è altro che una forma del genere rebetiko. Il sirtaki per esempio accelera sul finale e diventa un tipo di danza, poi c’è lo zeibekiko che invece si balla da solo… Il rebetiko è nato dopo la guerra del ’22 dallo sradicamento dell’identità e dalle difficoltà di quel periodo. La crisi toglie le cose superflue e ci si concentra sulle cose vere, e come dicono in Grecia, il rebetiko non è altro che un lamento che si canta in coro e si balla da soli…”.

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