Sananda Maitreya: 'La vita è spiritualità'

Terence Trent D'Arby è morto.

Al suo posto, adesso, c'è Sananda Maitreya. Un nome che è arrivato all'artista in sogno, magicamente per tre volte. Sananda, negli studi televisivi dell'emittente VIVA, oggi lunedì 26 novembre è rilassato e rappacificato con il mondo; quel mondo che soltanto una manciata di anni fa l'aveva tradito, deluso e affranto. Ma Terence Trent D'Arby, non è proprio scomparso: ha semplicemente scoperto la sua vera identità, che gli ha permesso di tornare con un nuovo album, il poliedrico “Wildcard”, a sei anni di distanza da “TTD's Vibrator”. “Stavo morendo”: sono queste le prime parole che escono dalla bocca di Sananda, poco dopo i saluti. “Ho attraversato un periodo brutto, in cui ho dovuto sperimentare delle situazioni poco piacevoli. Avevo bisogno di capire chi ero, trovarmi una 'nicchia' in cui proteggermi, in cui riflettere. Avevo bisogno di privacy. La gente intorno a me si aspettava troppo da me, e io non ero pronto a dar loro ciò che volevano. Avevo bisogno di assistere alla mia morte, per poi vedermi rinascere. E così per ogni parte di me, emotiva, psicologica e spirituale”. Sananda, anche se tutti gli domandano il perché di questa scelta, sembra non stancarsi mai di mettere allo scoperto le carte che ha dovuto giocare, rischiando, perdendo e aspettando una nuova vittoria. “La mia carriera non stava solo 'leggermente' andando allo sbando, ma è andata totalmente allo sbando. Non giudico il successo di un lavoro secondo il numero di persone che comprano il tuo disco… Io credo che nei miei lavori ci sia molta umanità e sincerità, ed è ciò che conta per me. Sono contento di ciò che finora ho fatto e sono felice che i miei lavori siano ancora in giro, che siano lì, pronti per essere apprezzati da nuove persone ogni volta. Sono deluso dalla discografia, più che altro. Per me è stato terribile. Mi hanno legato, imprigionato, costretto in un ruolo che non era il mio. Lavoravo per loro, non per me. Oggi è diverso”. Oggi, infatti, Sananda si sente libero. Quasi totalmente. Ha una sua etichetta discografica, la Sananda Records, un suo studio di registrazione, il Monasteryo, e un nuovo modo di affrontare la vita: “Ho sempre sentito la vita come qualcosa di spirituale, ma la mia parte emozionale era come bloccata da qualcosa. Io sono una persona molto sensibile ed emotiva, e bastava una piccola cosa per ferirmi. Non ero in pace con me stesso. Non credo comunque che la spiritualità sia più importante di altri aspetti dell'essere umano. La mia musica è questo, oggi. Mi sento protetto”. E l'atmosfera che pervade il suo nuovo album è fatta di pace, di soul, di gospel e di funk, quasi a voler ritornare alle vecchie radici di Terence Trent D'Arby e a quelle dei suoi genitori: un padre predicatore evangelico ed una madre cantante di gospel. “La mia musica arriva dalle mie origini, portoghesi, spagnole, irlandesi, e chissà quant'altro… La mia musica è totalmente determinata dalle mie sensazioni, da ciò che sento interiormente. La mia ispirazione viene quasi esclusivamente da Maria. Non dall'esterno, né dall'interno. Lei è la mia compositrice. Non mi sono mai seduto per scrivere una canzone. Lei mi dice ciò che devo fare. Le canzoni mi arrivano e basta. La musica rappresenta le fondamenta delle nostre emozioni e del nostro spirito. La musica è la vita”.

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