Doug Morris (Universal): 'Restiamo a galla perché abbiamo la squadra migliore'

Leader incontrastata di mercato dal giorno in cui ha assorbito le attività della PolyGram nel 1998 (vedi news), la major del gruppo Vivendi Universal sembra l'unica grande casa discografica momentaneamente al riparo dalla recessione e dall'ondata di provvedimenti restrittivi (leggi tagli dei costi e licenziamenti) che stanno costringendo le aziende rivali a ridimensionare strutture ed ambizioni.

Interrogato dal sito musicale Hits Dailydouble sui motivi che stanno alla base delle prestazioni tuttora brillanti di Universal Music (un miliardo di dollari di utili al lordo delle tasse nel 2000), il numero uno del gruppo, Doug Morris, non sembra avere dubbi: se un segreto c'è, dice, sta tutto nella qualità degli uomini che lo circondano. “La verità è che le case discografiche sono come le squadre sportive”, ha detto Morris al sito americano; “chi ha i giocatori migliori vince sempre”. Morris riconosce l'esistenza di altri executive di grande talento nel music business americano, citando Clive Davis, Tommy Mottola, Roger Ames, Alain Levy e Donnie Ienner come i più dotati tra quelli in forze alla concorrenza: “ma non credo – aggiunge – che al momento i loro team siano ben equipaggiati come il nostro, anche se solo il tempo potrà dare la risposta. Al momento sembra che siamo noi a disporre della bacchetta magica: ma se c'è qualcosa che ci distingue dagli altri, non ho certo intenzione di farlo sapere ai miei rivali”.

Nel corso dell'intervista Morris affronta numerosi temi di attualità che riguardano il mercato discografico, mostrandosi realista sulle ulteriori prospettive di crescita della sua azienda (“non so se il 34 % sia un tetto di market share oltre il quale non si può arrivare: le quote di mercato oscillano continuamente”), come sulle evoluzioni della musica on-line (“tutto deve partire dal consumatore e dalle sue esigenze: e il consumatore richiede facilità d'uso e di accesso”).

Inguaribile, invece, il suo ottimismo sulle sorti dell'industria discografica: “Quest'anno stiamo vendendo meno dischi. L'anno prossimo probabilmente, ne venderemo di più”, dice l'executive americano. “E' sempre stato così: dopo il caldo arriva il freddo e viceversa. Ma il nostro resta un mestiere eccitante, e finché si ha modo di lavorare nel music business si può dire di condurre una vita felice”. .

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