Club Dogo, ‘Noi siamo il club’: 'Il rap italiano ha un’identità forte, scalpita'

Club Dogo, ‘Noi siamo il club’: 'Il rap italiano ha un’identità forte, scalpita'

I Club Dogo con le mani in mano proprio non ci sanno stare. Rapper, produttori e manager con tanto di propria etichetta (vedi Guè Pequeno con la sua “Tanta Roba”), dopo i progetti solisti “Thori&rocce” di Don Joe e “Il ragazzo d’oro” di Gué dello scorso anno,  i tre artisti pubblicheranno la loro nuova fatica in studio “Noi siamo il club” il 5 giugno.
Incontriamo Jake La Furia, Joe e Guè per parlare con loro del nuovo disco: “Abbiamo deciso di intitolare il disco ‘Noi siamo il club’ non per indicare che siamo i Club Dogo ma per identificare il tipo di musica che vi si può trovare dentro: musica da club, appunto. Non intendo pezzi alla David Guetta, ma rap da club. C’è stata una vera evoluzione nelle sonorità dei brani. Abbiamo poi sviluppato una canzone che si intitola ‘Noi siamo il club’ e abbiamo pensato di prendere questa frase per noi molto significativa e utilizzarla come titolo del disco”, racconta Jake.
“Questo album è molto importante per noi per svariati motivi. Principalmente esce in un momento storico decisivo per il rap italiano, che devo dire gode di ottima salute. E’ un disco che segna un punto molto rilevante per quanto riguarda i Dogo come band. Ci siamo trovati di fronte a dover fare un album di un certo livello. Abbiamo finalizzato i suoni a New York, collaborando con l’ingegnere del suono che ha lavorato con personaggi come 50 Cent. Siamo stati negli USA per i master mai i per i mix, e tecnicamente è stato molto interessante. Per quanto riguarda i featuring presenti nel disco, abbiamo collaborato con artisti degni di nota come Il Cile, un cantautore davvero di spicco in questo momento. C’è anche Giuliano Palma, che da tempo non realizzava collaborazioni rap. Il pezzo che abbiamo realizzato insieme ha una melodia reggae e Giuliano calza a pennello con questo tipo di sonorità. Come da tradizione, ci sono molti nostri colleghi rapper e un paio di sorprese: Carlo Lucarelli, che recita l’intro del disco ed i Datura. Nel nostro background c’è una dose di dance anni 90, abbiamo conosciuto i Datura ad una loro serata e, dato il reciproco rispetto, abbiamo deciso di collaborare. Abbiamo mantenuto i beat hip hop per non sfociare troppo nel clubbing. I temi trattati nel nuovo disco sono molto vari, si va dal leggero e giocoso all’introspettivo. Un album ricco, sotto tutti i punti di vista”, racconta Guè. “In ogni nostro disco ci sono pezzi ‘cazzeggianti’ e pezzi intimi. ‘Se tu fossi me’, ad esempio, vuole raccontare il lato che non si vede dell’artista. Siamo molto fortunati a svolgere questo mestiere, ma non è tutto oro quello che luccica, bisogna fare i conti con un lato oscuro che molti non conoscono”, prosegue Jake.

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“Non ci siamo mai fatti problemi a parlare di nulla”, prosegue Guè, “Siamo stati tra i primi gruppi rap italiani a parlare di denaro, ad esempio, sotto tutti gli aspetti. Senza alcuna ipocrisia. E’ un tema caldo ora per l’Italia, ma noi sin dagli esordi abbiamo sempre voluto trattare argomenti come soldi, droga e affini: tutto ciò che ha a che fare con il sociale ci ha sempre interessato”.
Parliamo con i Dogo di come sia attualmente la scena hip hop in Italia: “Innanzitutto il rap è diventato il modo di esprimersi principale dei giovanissimi, anche se in ritardo di dieci anni con il resto del mondo. Siamo andati finalmente oltre il fenomeno di nicchia, ora l’hip hop lo vedi in classifica anche da noi. Innegabilmente, una grande fetta di pubblico è composta da teenager, il fenomeno è diventato popolare. Ma dall’altra parte la scena è matura ed è varia. Il numero di artisti rap è notevolmente cresciuto e si possono trovare molte sfumature nel genere stesso. Ad esempio, ora, c’è chi propone rap da ballare, chi rimane un purista, chi lo mischia ai generi come il rock e il metal. Trovi un po’ di tutto e l’evoluzione non è ancora finita”, prosegue Guè. “Oggi si può finalmente parlare di identità italiana del rap. Non esistono più gli artisti che ‘scimmiottano’ gli americani. Abbiamo una nostra cultura e dobbiamo coltivarla”, puntualizza Jake.
“E’ molto importante poi,”, prosegue l’artista, “puntualizzare che tanti i giovani si avvicinano all’hip hop ascoltando il rap italiano. Abbiamo notato che i ragazzi preferisco sempre di più artisti ‘'nostrani’' rispetto a quelli oltreoceano, ed è una gran cosa. C’è anche da aggiungere che ora molti adolescenti si cimentano nelle rime e c’è un ricambio davvero notevole. Questo ci fa ben sperare per il futuro, sia della musica che del rap”, conclude Jake. I Club Dogo daranno il via al loro tour dal vivo il prossimo 16 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI), e saranno poi a Villa Ada, Roma, il 27 giugno. Per tutte le date è possibile consultare la pagina ufficiale dei Club Dogo.

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