USA, i Web surfer non vogliono pagare ciò che prima era gratis

Notizie allarmanti per Napster e per gli altri provider di musica on-line che intendono far pagare ai consumatori servizi e contenuti fino ad oggi liberamente disponibili sul Web: una ricerca condotta dalla Pew Internet & American Life Project tra gli utenti statunitensi della rete conferma un calo drastico di traffico e di utenza sui siti che, per far fronte alla crisi di mercato, hanno iniziato ad applicare tariffe e ad esigere denaro in cambio di prodotti che in precedenza fornivano gratis ai propri clienti. Secondo l'ente di ricerca americano, solo il 12 % di coloro cui è stato richiesto di pagare per quanto era prima disponibile gratuitamente (sono il 17 % del campione) avrebbe accettato le nuove regole del gioco, mentre gli altri avrebbero declinato l'offerta preferendo soddisfare le proprie esigenze al di fuori della rete. Una percentuale ancora maggiore ha risposto di avere individuato sul Web soluzioni alternative che consentono di procurarsi gli stessi contenuti senza doverli pagare, mentre il 48 % non si è dichiarato preoccupato della recente scomparsa dal Web di numerose società specializzate (le cosiddette "dotcom"), sottolineando che in rete esistono "troppi siti che offrono troppo poco": indicazioni, anche queste, non trascurabili per chi si appresta a fornire nuovi servizi musicali su Internet.
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