Finardi, perché ha deciso di tornare?
"Semplice: il mio ultimo cd 'Accadueo', secondo me uno dei miei migliori, è rimasto sepolto sotto le uscite natalizie. E' il disco di un cantautore e l'industria non ha più tempo di seguire queste cose: c'è bisogno di un singolo che martelli. Mi è venuta questa canzone ed eccomi qui".
"Amami Lara", dedicata all'eroina del videogioco, è una delle canzoni più gradevoli del Festival. Leggera e frizzante, con i suoi tipici colpi d'ala, si canta subito. Lei ne è consapevole, no?
"Se ci pensa, è sempre ''Extraterrestre'', il personaggio che si sentiva alienato dalla sua realtà e invocava di uscire. Anche Lara è estremamente sola, anche se sempre meno virtuale: c'è più silicone in tante donne che vanno in tv. Le labbra al silicone proprio non si sopportano, baciarle è una cosa terribile. La femminilità è nello spirito, nella grazie, nell'ironia: le rughe non contano nulla, le geishe sono belle anche a ottant'anni".
Altri due cantautori suoi colleghi, Fossati e Battiato, saranno qui come superospiti. Che ne dice?
"Forse io ho un po' meno liturgia della mia immagine, ma siamo lì per gli stessi motivi. Visto che Sanremo esiste, occupiamolo. L'importante è che sia tutto dal vivo: l'anno scorso tutti dicevano 'Guarda quant'è brava Madonna', sembrava lei la vincitrice del Festival ma era tutto finto. Questa storia degli stranieri in playback a Sanremo mi fa sempre imbestialire".
Che cosa pensa del fatto che alla giuria demoscopica sia stata affiancata una giuria di qualità? Per la prima volta, il risultato non è prevedibile.
"Non vado lì per vincere, non mi pare che la vittoria abbia portato fortuna a molti. Adesso che ci penso, poi, ai tempi della musica ribelle, nei ‘70, ho pure picchiato uno degli attuali giurati di qualità, Dario Salvatori».