EMI al microscopio degli analisti finanziari: non sta peggio delle altre major

Merrill Lynch fa i conti in tasca alla EMI dopo la pubblicazione, nel luglio scorso, del “profit warning” che preannunciava un calo dei profitti di circa il 20 % per l’esercizio finanziario in corso (vedi news). E le sue valutazioni sul futuro della casa discografica britannica (i cui risultati di metà anno saranno resi pubblici lunedì prossimo, 19 novembre) non sono del tutto pessimistiche: la banca di investimenti ritiene improbabile l’emissione di un secondo “warning” nonostante le sue stime, che prevedono per la EMI un profitto operativo lordo di 160,8 milioni di sterline (quasi 500 miliardi di lire) per l'anno in corso, siano inferiori alle cifre contenute nel budget di previsione formulato dai vertici della società.
Il prestigioso istituto di credito dà fiducia alla casa discografica anche in funzione del potenziale commerciale dei titoli che la EMI sta mettendo sul mercato in prossimità del Natale, la stagione cruciale dell’anno per l’industria discografica. I suoi analisti si attendono inoltre che la ristrutturazione della disastrata filiale statunitense promessa dalla nuova coppia di vertice del gruppo, Alain Levy e David Munns (vedi news), permetterà di risparmiare circa 35 milioni di sterline (108,5 miliardi di lire) all’anno, mentre la scelta di affidare in “outsourcing” a terzi i servizi di fabbricazione e di distribuzione potrebbe consentire un risparmio tra i 10 e i 20 milioni di sterline (30-60 miliardi di lire).
La EMI non è comunque l’unica major discografica a vivere una stagione particolarmente difficile: tutte le sue concorrenti, con l’eccezione della leader di mercato Universal Music, hanno intrapreso di recente programmi di ristrutturazione e di taglio dei costi per far fronte al calo dei profitti e alla recessione del mercato (- 10 % nel giro d’affari, secondo le proiezioni più recenti per l’anno 2001 diffuse dalla stessa Merrill Lynch, vedi news).
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