John Lydon: 'I talent? Umilianti. Le etichette? Meritano di fallire'

Non tradisce la sua fama di fustigatore dell'estabilshment discografico mondiale John Lydon, il già Johnny Rotten a capo dei Sex Pistols oggi tornato ad affacciarsi sul panorama discografico mondiale con i suoi Public Image Ltd., pronti a spedire sul mercato un nuovo disco, "This is PIL", e a supportarlo dal vivo per mezzo di un tour mondiale che farà tappa anche in Italia, quando il gruppo di esibirà il 21 luglio al festival Rock In Idrho, in programma all'Arena Concerti della Fiera di Rho, alle porte di Milano: la storica voce punk britannica ha indirizzato i propri strali - raccolti per l'occasione dall'agenzia Reuters in occasione del lancio, avvenuto ieri nel Regni Unito, della sua nuova fatica discografica - all'indirizzo di talent show e case discografiche.

"I reality show musicali come 'The voice' e 'American idol' ci riportano indietro ai tempi in cui giravano sfigati che cercavano di imitare i crooner di Las Vegas", ha osservato Lydon: "La televisione, inoltre, aggiunge quella dolorosa sfumatura di umiliazione, quel moto di scherno all'indirizzo dell'eliminato dalla competizione. E la cosa peggiore è che la gente, adesso, pensi che il mondo della musica sia questo. Tutto ciò ha un che di totalmente insano".

E nemmeno sulle etichette l'opinione è ottima. "Le grandi case discografiche stanno fallendo: in sostanza, stanno né più né meno ottenendo ciò che meritavano da tempo. Il loro fare corrotto, la loro condotta di svenditata totale e i loro contratti nonsense devono finire. Il problema è che questo modernizzare che implichi un costante recupero e un'attualizzazione del passato e di vecchie idee non è più sano di quanto non avessimo prima. L'unica cosa davvero sana, oggi, è la musica dal vivo".

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Anche la lunga assenza dalle scene dei Public Image Ltd., almeno a sentire Lydon, sarebbe da imputare ai suoi interlocutori discografici: "Stare via così tanto tempo non è mica stata un'idea mia", ha precisato l'artista, "Il contratto che avevo firmato con la mia vecchia etichetta mi ha obbligato a non accettare anticipi per realizzare un nuovo disco, e così ho dovuto aspettare. Adesso mi si chiede perché io ce l'abbia così tanto con le etichette. Pensate a cosa mi è successo: avevo una voglia matta di mettermi al lavoro, perché la musica è la mia vita, ma ho scoperto che gli avvocati, i contabili, e tutto lo staff dell'industria discografica si stavano adoperando perché non lo facessi. Dal punto di vista psicologico, è stato come ridurmi alla fame".

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