Manlio Sgalambro: la musica per dimenticare la tragedia di vivere

Manlio Sgalambro ci accoglie in un salone che ricorda le atmosfere di “Titanic”, oggi 29 ottobre a Milano per presentare il suo album di debutto intitolato “Fun club”, sorta di antologia di standard pop che percorre la storia della musica dal Burt Bacharach di “Hello pussycat” alla Edith Piaf de “La vie en rose”, per arrivare al Manu Chao di “Me gustas tu”. Anche il contesto scelto dal professore per introdurre alla stampa il suo disco è decisamente inconsueto: al posto della classica conferenza, il filosofo siciliano ha preferito organizzare una vera e propria gara di danza, che ha visto 4 coppie di ballerini affrontarsi sulle note di “Non dimenticar le mie parole” (di Giovanna D'Anzi), “Donna” (di Gorni Kramer), “Camminando sotto la pioggia” (di Macario) e “Cheek to cheek” (di Irving Berlin) da lui reinterpretate. Proprio come nei salotti del celebre transatlantico, però, il clima è sereno solo temporaneamente: “Nulla può cancellare la nostra tragica condizione di esseri umani: quello che è successo lo scorso 11 settembre non è peggio di quello che ci succede tutti i giorni”, osserva lucidamente il professore, che ha sottolineato più volte il carattere ironico di questa sua operazione discografica. “Ho scelto i pezzi che amo da sempre, e tra tanti classici ho voluto inserire 'Me gustas tu' di Manu Chao, proprio perché sintetizza bene lo spirito col quale ho affrontato questa avventura: la musica 'leggera' ci permette, nel giro di pochi minuti, di distrarci dai nostri drammi esistenziali”, ha dichiarato Sgalambro, che non ha fatto mistero della sua passata diffidenza nei confronti della musica “di consumo”: “Ho scritto persino un libro che si intitolava 'Contro la musica', ma probabilmente l'incontro con Battiato mi ha cambiato”, ha sorriso francamente il filosofo. Il disco “Fun club”, va detto, rende giustizia alle sue insospettabili doti da consumato crooner, che lo hanno visto convincente interprete di brani per nulla semplici come “We have all the time in the world” di Louis Armstrong; merito della solida produzione operata dallo stesso Battiato e da Saro Cosentino, indubbiamente, ma soprattutto della passione con la quale i professore nativo di Lentini ha affrontato questa esperienza, alla veneranda età di 77 anni. “Ho incontrato delle difficoltà ma sentivo che sarei riuscito a superarle”, ha affermato Sgalambro, “Dopotutto ho sempre amato questi brani”. Sempre con un ineffabile sorriso sulle labbra, però, il coautore dei testi di “Ferro battuto” non fa fatica ad affrontare tematiche decisamente più scottanti: “Il pessimismo di cui parlo, e di cui parlerò nel volume 'De mundo pessimo', di prossima pubblicazione, non è un pessimismo 'frignone', tipicamente italiano. E' più una riflessione sulla nostra condizione esistenziale. Tuttavia, con questo album dimostro come ci si possa divertire nonostante tutto: una canzone considerata 'leggera', infatti, può esaurire in tre minuti delle tematiche che, in un'opera letteraria, possono richiedere 300 e più pagine di trattazione”. La musica come “balsamo ultimo” al male di vivere, quindi? Il professore si schernisce, e ci riporta coi piedi per terra: “Non pretendo di fare arte. Queste sono solo canzoni. E le canzoni sono come un buon bicchiere di vino, di Sassicaia per esempio: mi piace assaporarle prendendo i miei tempi, isolandomi dal resto del mondo per gustarmi in pace la bellezza di un attimo”.
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