A margine della Rassegna 2001:
bilancio e previsioni del Tenco

A margine della Rassegna 2001:bilancio e previsioni del Tenco
Fresco reduce dell’annuale Rassegna del Club Tenco, provo a permettermi - da affezionato frequentatore, e non solo da osservatore professionale - alcune riflessioni su quest’ultima edizione e qualche ipotesi sulle prossime, prendendo a prestito il titolo “previsioni del Tenco” dall’articolo scritto da Enrico De Angelis per il numero unico di “Il Cantautore” (la rivista che è stata distribuita in occasione della ventiseiesima edizione della Rassegna, che si è tenuta il 25, 26 e 27 ottobre scorsi).
L’ovvia premessa è che l’attività del Club Tenco è comunque da considerarsi benemerita, e che quanto il Club ha saputo fare negli anni (e sicuramente saprà continuare a fare) per l’apprezzamento e la qualificazione della canzone d’autore costituisce un patrimonio inestimabile per la musica (e la cultura) italiana. Ma questa consapevolezza non può e non deve impedire di avanzare osservazioni, critiche e suggerimenti al comitato che guida le operazioni del Club.
Quest’anno, il cartellone delle tre serate è risultato come al solito ricco di proposte interessanti e suggestive (e non abbiamo mancato di sottolinearlo nei nostri resoconti quotidiani). Il filo rosso del tributo a Sergio Endrigo ha regalato momenti di grande intensità, ed è senz’altro benemerita la decisione di rendere omaggio a un cantautore malamente trascurato negli ultimi anni dalla discografia, dalla critica e dal pubblico. Le presenze di Ute Lemper e Laurie Anderson sono state importanti, e le performance delle due signore hanno dato lustro alle due serate di giovedì e venerdì. Alcune esibizioni hanno emozionato e convinto (Vinicio Capossela, Gino Paoli, Enzo Jannacci), altre meno (ma non è certo responsabilità di chi le ha volute). E se personalmente non condivido certe “storiche” passioni del Club per la canzone d’autore spagnola e sudamericana, sono pronto a riconoscere che si tratta di un mio limite, o comunque di una questione di gusti.
Dove credo di poter avanzare riserve più generali, e meno personalistiche, è nella scelta di invitare certi artisti che non mi paiono all’altezza della tradizione di qualità delle Rassegne. So bene (e metto così le mani avanti) che è privilegio del Club seguire le proprie intuizioni, che più di una volta si sono rivelate anticipatrici; ma non credo di offendere nessuno se scrivo di non condividere con certi colleghi presenti a Sanremo l’entusiasmo per Sergio Cammariere, di non riuscire a trovare una valida ragione per l’ampio spazio concesso a Roberto Kunstler, di non saper cogliere le ragioni per le quali i Chiaroscuro sono stati premiati come migliori emergenti.
Quel che mi è parso evidente è che nessuno dei sopra citati è riuscito a proporre “canzoni” davvero memorabili: e questo limite è stato evidenziato dal confronto con le canzoni - queste sì straordinarie, e indimenticabili - tratte dal repertorio di Sergio Endrigo e riproposte nel corso delle tre serate. Ecco: una maggiore severità nella selezione dei partecipanti mi parrebbe auspicabile. Anche in funzione della preparazione di scalette più compatte e rigorose, che permettano l’organizzazione di serate un po’ più brevi e meno sfilacciate.
Suggerimenti in proposito? Mah, forse - rispettando, com’è doveroso, le prerogative del comitato direttivo del Club - la costituzione di un gruppo di consulenza esterno che esprima un parere qualificato sulle “nominations” avanzate dal Club potrebbe temperare certe inclinazioni un po’ a senso unico che impediscono una maggiore varietà di proposte artistiche nella composizione del cast della Rassegna. Non sto avanzando una candidatura personale, sia chiaro: ma resto convinto che la pluralità delle voci e delle opinioni sia una ricchezza da coltivare, anche a discapito della “purezza” di una certa linea che a volte appare più ideologica che artistica.
Ancora un’osservazione, questa a riguardo delle serate del dopo teatro. Quella che un tempo costituiva una delle occasioni più attraenti per chi godeva del privilegio di esservi ammesso è diventata, negli ultimi anni, sempre più un rituale e sempre meno un divertimento. Le interminabili cene a buffet che iniziano a notte avanzata e terminano alle prima luci dell’alba sono diventate - sarà anche colpa dell’età di chi scrive - più una fatica che una gioia. Nessuno, è evidente, ci obbliga a prendervi parte, ed anzi invitarci a partecipare è un simpatico gesto di cortesia e di ospitalità da parte del Club. Ma in queste nottate non è accaduto, quest’anno, nulla di speciale; il palchetto attrezzato di strumenti e amplificazione non è stato teatro di quelle esibizioni “fuori programma” che un tempo erano assolutamente imperdibili (improvvisazioni, duetti estemporanei, escursioni extra repertorio), e che vedevano insieme protagonisti scafati “senatori” ed emozionate matricole. Sarà anche per via della cornice più istituzionale che ora ospita questi raduni (il Roof del teatro Ariston), un tempo organizzati in maniera meno “professionale” e più conviviale in ristoranti e trattorie di Sanremo e dintorni: certo è che non mi dispiacerebbe poter ritrovare, nelle prossime edizioni, lo spirito e l’attitudine che caratterizzavano in passato le notti della Rassegna, e che nostalgicamente rimpiango.
(fz)
Dall'archivio di Rockol - "Il povero cristo" (Live)
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