USA, una commissione governativa contro Virgin: molestie sessuali in ufficio

La Virgin americana è nell’occhio del ciclone per storie di molestie sessuali. Ma questa volta, fanno maliziosamente notare i siti internazionali di “gossip” musicale, la vice-presidentessa Nancy Berry, fresca di dimissioni (vedi news), non c’entra. E le accuse avanzate nei confronti dell’etichetta non possono ridursi a semplice materia di pettegolezzo, se a riprendere la notizia è una testata autorevole come il Los Angeles Times.
Il quotidiano californiano riporta infatti che contro la Virgin Records USA è in corso una causa civile intentata dalla commissione federale per le pari opportunità nell’ambito lavorativo, l’Equal Employment Opportunity Commission (EEOC). L’accusa, pesante, rivolta alla casa discografica è di avere creato un ambiente di lavoro ostile al personale di sesso femminile, vittima in più occasioni di molestie di carattere sessuale. E l’azione civile, depositata il 28 settembre scorso presso la corte distrettuale di Los Angeles, fa naturalmente nomi e cognomi riferendosi ad un episodio specifico: a fare le spese delle indesiderate attenzioni sessuali del suo superiore sarebbe stata una dipendente della divisione EDP dell’azienda, Stephanie Velasquez, a cui il rifiuto delle profferte del dirigente sarebbe costato – secondo la tesi sostenuta dall’organismo federale – il posto di lavoro. Il fatto, secondo l’avvocato della commissione per le pari opportunità Anna Park, che difende la Velasquez nella causa, non sarebbe tuttavia isolato, e la commissione intende utilizzarlo come caso-simbolo per combattere quello che, a suo dire, rimane un malcostume diffuso nell’ambiente musicale americano. “Vogliamo porre rimedio al problema e prevenirlo per il futuro”, ha dichiarato la Park al Los Angeles Times. “I datori di lavoro devono capire che sono passati i tempi in cui un dirigente poteva usare la sua autorità per estorcere favori sessuali alle sue dipendenti”, ha aggiunto l’avvocato, che al tribunale richiede il pagamento retroattivo di stipendi non versati alla sua assistita, un risarcimento danni di ammontare non specificato e un’ordinanza che imponga all’etichetta di istituire corsi di formazione al personale sulle leggi che proibiscono la discriminazione sessuale.
La Virgin ha replicato che il superiore della Velasquez, Walter Lawson, ha da tempo posto fine al rapporto di lavoro con la società per motivi non correlati alla causa, rivelando al quotidiano californiano che ai tempi dei fatti, un anno fa, la stessa etichetta aveva condotto un’approfondita analisi sull’episodio: che però si era conclusa, almeno nell’immediato, con un nulla di fatto.
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