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NEWS   |   Italia / 15/05/2012

Umberto Tozzi, tra passato e presente: 'Non sono cambiato, sono solo più sereno'

Umberto Tozzi, tra passato e presente: 'Non sono cambiato, sono solo più sereno'

Il passato e il presente di Umberto Tozzi, lo "Yesterday, today" del nuovo album doppio in uscita oggi che accoppia dieci canzoni nuove (più una cover) a 17 successi riarrangiati e reincisi, non sono così diversi. Ed è una scelta cosciente, il tentativo di riannodare un filo che si era perduto: "Il mio modo di pensare e di fare musica non è cambiato", ha spiegato oggi alla stampa l'artista torinese. "La mia è stata una carriera di grandi successi ma anche di grandi insuccessi. Ci sono stati momenti, in passato, in cui sentivo di non avere in mano cose abbastanza forti. E' normale, se hai inciso canzoni come 'Gloria', 'Ti amo' e 'Tu', che anche i giovani ai concerti in tutto il mondo dimostrano di conoscere a memoria. Pezzi così sono irripetibili, anche Paul McCartney non è più riuscito a replicare 'Yesterday'.. Stavolta, però, ho sentito un'ispirazione fortissima, come non mi accadeva da tanto tempo".


Merito, anche, di due figure di riferimento del suo pianeta musicale: il produttore e arrangiatore Greg Mathieson (con lui dai tempi di "Gloria") e Gianluca, il figlio ventiseienne che oggi gli fa da manager.  "Con Greg", spiega Tozzi,  "abbiamo deciso di fare le cose in modo semplice, come si faceva una volta. Di non forzare troppo gli arrangiamenti così che non ci fosse troppa diversità tra le cose vecchie e quelle nuove e i due dischi suonassero bene insieme.  Nelle canzoni nuove siamo stati persino più asciutti; quando si è trattato di fare i vecchi pezzi, io spingevo per riprodurre esattamente il suono dei master originali ma lui ci stava perdendo i capelli. Poi ho deciso di lasciarlo  più sciolto: solo i tre grandi hit sono rimasti molto simili  a quello che erano, anche se 'Tu' aveva bisogno di un impatto sonoro più forte.  Non vedevo l'ora di ricantare in studio le vecchie canzoni, mi ero stufato della vocina che avevo da ragazzo e qualcuno è stato così gentile da dirmi che canto meglio oggi".


E Gianluca? "Per me oggi è un po' quello che è stato in passato Giancarlo Bigazzi" (il mentore di Tozzi scomparso a gennaio e a cui il disco è dedicato). "Io sono un orso, sono molto pigro, ho sempre bisogno di qualcuno che mi pungoli e che mi stimoli e mio figlio con me fa esattamente questo". "Fu proprio Bigazzi", ricorda Umberto, "a insegnarmi a mettere insieme le note. A semplificare le melodie, a non dilungarmi in quegli accordi strani che mi piacevano tanto. Meno diminuite e più la maggiori, insomma. E' lavorando così, oggi, che abbiamo ricreato le emozioni delle origini. Se ci badate, nessuno dei nuovi pezzi dura più di tre minuti e mezzo". 

 
E tutti, o quasi, sfoggiano sonorità vecchio stampo: dal riff alla "Mr. tambourine man" (versione Byrds) del singolo "Se tu non fossi qui" ("è vero, me ne sono accorto anch'io, ma solo dopo averlo suonato e inciso") all'Hammond di ballatone soul come "Donna". Per non parlare della cover, una versione della "Here, there and everywhere" dei Beatles dominata dal sax di Gianni Vancini. "E' stato lui a proporla, dopo che l'aveva incisa per un suo progetto strumentale. Mi aveva fatto ascoltare un demo, mi aveva chiesto di cantarla. Figurarsi, io che sono un Beatle mancato ho detto subito di sì. Però la mia preferita dell'album è 'Come stai?', una ballad che mi viene da riascoltare a ripetizione".


Altri pezzi inediti, da "Sorridi amore" a "Niente per me", gettano uno sguardo amaro sulla realtà politica, economica e sociale. "Non sono un qualunquista", spiega Tozzi, "ma come sapete non mi sono mai impegnato attivamente in politica. Guardo quel che succede, la perdita di credibilità del nostro Paese. Ma non sono più arrabbiato come lo sono stato in passato, anche nei confronti di chi gestiva la mia carriera. Ho raggiunto una grande serenità: sarà che da quasi un anno sono diventato nonno, ma mi rifiuto di stare in trincea. Anche perché ho la fortuna di vivere in un posto meraviglioso": Montecarlo, ultima tappa (il 15 novembre) di un lungo tour europeo in 36 date che parte tra una settimana esatta da Lille (Francia) e prevede un concerto anche a Casa Italia, il 10 giugno, durante gli Europei di calcio in Polonia e Ucraina. Una sola data sul territorio nazionale, invece, il 7 settembre a Bari.... "Questione di programmazione", spiega Tozzi, "all'estero bisogna muoversi con molto anticipo. Ma spero di aggiungere qualche concerto nei teatri, magari a Milano e nella mia città natale, Torino. Sono un musicista, ho una band fantastica, salire sul palco per me è ancora una libidine".


Intanto quelle 35 date all'estero  rispecchiano la dimensione internazionale del musicista, che programma già un'altra tornata di concerti nei teatri francesi per i primi mesi del 2013, e che nella versione spagnola del nuovo disco duetta con Sergio Dalma e gli OBK. "Se ho un pregio, è quello di non provare invidia per nessuno, mi piace collaborare con i più grandi e non concepisco la musica come una competizione, una hit parade.  Per il best precedente, uscito in Francia, Belgio e Svizzera, ho duettato con Francis Cabrel, che è un po' il Lucio Battisti dei francesi. Mi ha detto subito di sì, anche se è più pigro di me! In Italia, purtroppo, resto fermo all'esperienza del trio con Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri, alle collaborazioni con Raf e Masini. Peccato, le tempistiche e i casi della vita hanno impedito di fare di più. Ma sarebbe il caso di provarci, perché è così che a volte nascono le grandi canzoni". Che oggi, al contrario, latitano sul mercato...."Il problema dei talent show è che lanciano solo interpreti. Anche molto bravi, Noemi per esempio è una forte. Ma mancano gli autori, e sono gli autori che ci hanno fatto provare brividi ed emozioni: i Nomadi, da soli, non hanno più scritto canzoni come 'Io vagabondo'. E' lo stesso problema del Festival di Sanremo: ci vorrebbe un direttore artistico in grado di scovare le belle canzoni e affidarle a grandi interpreti. Bisognerebbe bussare alla porta di gente come Maurizio Fabrizio e dirgli di tirar fuori i pezzi. Solo così Sanremo recupererebbe quella bella atmosfera di una volta".
 

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