Garbage, 'Not your kind of people': 'Disadattati, ma padroni del nostro destino'

Garbage, 'Not your kind of people': 'Disadattati, ma padroni del nostro destino'

Si può ancora, a 56 anni, dopo aver (co)firmato pagine fondamentali della storia del rock recente (qualche titolo? "Nevermind" dei Nirvana, "Siamese dream" degli Smashing Pumpkins e "Dirty" dei Sonic Youth) riuscire a emozionarsi ancora salendo su un palco? Chiedete a Butch Vig, batterista e mente dei Garbage, appena tornati sulle scene dopo sette anni di silenzio con un nuovo album, "Not your kind of people", e attualmente alle primissime battute di una torrenziale tournée che li terrà impegnati in tre continenti (Europa, e Italia, comprese) per tutta l'estate. "Eravamo a Mosca, qualche giorno fa", ci ha raccontato lui, che abbiamo raggiunto telefonicamente in un hotel a Parigi, dove domani avrà luogo la terza tappa del tour in supporto alla nuova fatica in studio: "Siamo saliti sul palco e avevamo davanti cinquemila persone che ci hanno accolto benissimo. E' vero, il disco nuovo esce oggi, ma in ogni caso in scaletta quattro canzoni nuove non le abbiamo fatte mancare. Certo, che ero emozionato. Anche perché 'Stupid girl' o 'I'm only happy when it rains' le avrò suonate un migliaio di volte, ma i brani nuovi... Beh, quelli, dal vivo, sono ancora una sfida. Una sfida divertente, perché il rischio di sbagliare e di trovarsi a dire 'Oh mio Dio, cosa ho combinato', è sempre dietro l'angolo. Credo che tra un mese, quando il set sarà più rodato, ci divertiremo ancora di più".

Un'avventura ricominciata quasi per caso. O, meglio, che ha avuto come propellente per ripartire l'amicizia più che gli interessi prettamente musicali. "La cosa bella è che quando ci siamo ritrovati in studio abbiamo iniziato a scherzare e a bere vino", racconta Vig: "Non c'era nervosismo da vincere, non c'erano attriti da superare, come di solito succede ai gruppi che tornano insieme. E' stato tutto molto naturale. E molto bello, perché eravamo tutti entusiasti di ricominciare a suonare, e le canzoni hanno preso forma molto in fretta".

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"Come gruppo, abbiamo diversi modi di scrivere, e ognuno ha portato il suo contributo in modo diverso. Ci sono canzoni nate da vere e proprie jam, come la title track, altre, invece, costruite attorno a un riff, come 'Automatic systematic habit', con quella frase di synth e quel beat che sembrano quasi un campione dei Daft Punk. Le canzoni hanno conosciuto una grande evoluzione, in fase di scrittura: tutti ci hanno messo del proprio".

"Un disco per disadattati", è stata la definizione che lo stesso Vig ha dato di "Not your kind of people": "Sì, i disadattati siamo noi. I Garbage sono un gruppo disadattato. Non sono mai rientrati in nessun genere o scena specifica. Abbiamo sempre avuto uno stile molto ibrido, con chitarre distorte e batterie trashy. Ci piacciono i beat elettronici, le tastiere e tutto il resto. E poi c'è Shirley (Manson, la cantante. ndr). Lei è sempre stata individuata come freak, anche per l'immagine che ha. E la canzone 'Not your kind of people' parla proprio di questo: celebra la bellezza dell'essere diversi. Se sei unico vuol dire che sei una persona straordinaria, e dovresti esserne contento, non viverlo come un problema".

Eppure pare che sia stata proprio questa unicità, musicalmente parlando, a portare i Garbage alla rottura con l'establishment discografico: che l'originalità rappresenti ormai un problema, per i vertici delle grosse etichette?

"Non saprei. Il fatto è che ci sentivamo ostaggi della discografia. La nostra etichetta era più che altro interessata a fare soldi. A noi interessava più che altro essere creativi, era il lato artistico della faccenda il nostro obbiettivo. Adesso questo problema non l'abbiamo più. Abbiamo il controllo totale su tutto ciò che sta dietro alla band, siamo noi a prendere le decisioni. Siamo finalmente padroni del nostro destino, e questa è senz'altro la cosa più eccitante che ci sia mai successa. Certo, anche essere quarti nella midweek chart inglese con il nuovo disco dopo essere rimasti fermi dopo tutti questi anni non è male, però...".

Non che, in ogni caso, Vig non si sia tenuto occupato, in tutto questo tempo: durante la pausa dai Garbage, Butch ha lavorato in veste di produttore alla registrazione degli album di Green Day, Muse e Foo Fighters. E proprio le session di lavorazione a "Wasting light" hanno dato al produttore un spunto importante in vista di quelle di "Not your kind of people": "I Foo Fighters hanno scelto di registrare il loro ultimo disco non su computer, come si fa adesso, ma su nastro, come si faceva una volta. Questa modalità cambia radicalmente il modo di registrare: c'è molto meno 'taglia e cuci' e molta più esecuzione dal vivo. E suonando la canzone la senti molto di più. Così spesso ci siamo trovati in studio a suonare le chitarre e a lasciare che Shirley ci cantasse sopra".

"Abbiamo lavorato circa venticinque canzoni, dalle quali poi abbiamo selezionato quelle finite nella tracklist del disco. Volevamo fare un album vero e proprio, di quelli da ascoltare dall'inizio alla fine, non una raccolta dalla quale estrarre un singolo qua e là", continua Vig: "Oggi, rispetto a quando abbiamo iniziato, abbiamo più coscienza delle nostre capacità, sia come autori che come musicisti. Sappiamo esattamente chi siamo. E registrando questo disco non sentivamo il bisogno di prendere nuove direzioni per dimostrare qualcosa. Semplicemente, volevamo celebrare il fatto di suonare come abbiamo sempre suonato. Ci piacciono l'elettronica, le batteria distorte e le chitarre. Credo che le canzoni nuove suonino fresche anche per questo tipo di atteggiamento".

A 56 anni non deve essere facile tornare on the road... "Sono seduto in un bellissimo hotel di Parigi", scherza lui, lasciando intuire che quello della rockstar non sia tra i lavori più usuranti del mondo: "Però in effetti sì, mi sento stanco. Non sono tanto le esibizioni, quanto i continui spostamenti: suonare e vedere posti nuovi è fantastico, non mi spaventano nemmeno i periodi più intensi che abbiamo in programma nel nostro calendario. Sono i viaggi il vero problema. Anche perché un gruppo di cinquantenni non è che in tour si trastulli con droghe o cose del genere".
 

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