Cesare Cremonini presenta 'La teoria dei colori': la videointervista

Cesare Cremonini presenta 'La teoria dei colori': la videointervista

La quadratura del cerchio, una cornice netta e precisa dove inserire diversi colori della musica e della canzone: Cesare Cremonini torna la prossima settimana con “La teoria dei colori”, in uscita il 22 maggio. E’ il suo quarto album solista ed arriva a 4 anni anni da “L’ultimo bacio sulla luna” e a due dal “Greatest Hits” (e dal successo di “Mondo” e “Hello”, i singoli inediti che ne vennero estratti).
“La credibilità è stata la grande conquista di questi anni, per me”, dice Cesare. Ed ha ragione: nei 13 anni dall’esordio coni Lùnapop, Cremonini si è costruito pezzo dopo pezzo un proprio spazio nella musica italiana, conquistandosi il rispetto di colleghi, stampa e soprattutto del pubblico che l’ha visto crescere. “La teoria dei colori” è una nuova tappa in questo percorso, il suo disco più a fuoco, quello più equilibrato tra la forma-canzone e una ricerca su suoni e melodie che Cesare non ha mai smesso di perseguire.
“Sono 15 anni che lavoro con Walter Mameli e con Ballo: insieme abbiamo sempre cercato di smorzare questa nostra tendenza a fare dischi con generi, argomenti e canzoni molto diverse”, ci racconta, nella sede della sua nuova casa discografica. “Disco dopo disco ci siamo resi conto che non riuscivamo, che continuavamo a fare album variopinti. In questo disco siamo arrivati a farne una teoria, la teoria dei colori, appunto”.


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Questa teoria è arrivata a definire un album vario, ma in cui la Canzone regna sovrana: “Io scrivo canzoni che dovrebbero reggere piano e voce, e devono avere una loro significato anche in una veste intima. Ma quando le vesto, cerco i suoni e il limite oltre il quale la canzone crolla, il limite dove devo fermarmi. Cerco questo limite pezzo dopo pezzo, rimanendo sempre dentro un ambito musicale, che per me è l’Inghilterra e il cantautorato italiano. Inizio ad essere molto sicuro su qual è l’equilibrio, questo limite cui posso spingermi. Basta voli pindarici, più concretezza, anche grazie alla capacità di utilizzo dei mezzi tecnici che ho sviluppato in questi anni”.
Il simbolo di questo equilibrio è sicuramente il singolo “Il comico (sai che risate)”, con la sua melodia e il suo testo diretto, su suoni stratificati. “E’ una canzone autobiografica, lo è tutto il disco. Cercare dentro di sé non è un atto dovuto. Se lo fai, è per condividerlo con qualcuno. Se cerchi quella cosa tua, personale, devi cercare quella cosa che possa essere universale, che valga anche per gli altri. E’ in quel momento che la canzone diventa unione tra le persone, magia per tutti, coro in uno stadio”.
Le canzoni del disco hanno un tema comune, l’amore, ma con parole e temi che sono tutt’altro che sganciati dalla realtà (e dalla crisi) che ci circonda: “Le mie canzoni, anche quelle d’amore, spesso sono sporche di sangue, di vino, di notti passate attraverso la vita. Alla mia età, con la mia testa, ogni gesto, ogni cosa che si fa è una reazione a qualcosa. Sono parte di una generazione di persone nate a cavallo del 1980: nel mio ruolo di cantante, non mi sento distaccato o isolato dal mondo. Nel disco ci sono concetti come la speranza, la resistenza alla pressione che si subisce ogni giorno, anche l’amore, la semplicità di un gesto o di una foto di ogni giorno. Tutto questo è reazione alla sensibilità. E’ impossibile prescindere da tutto quello che ti gira attorno”.
L’esempio è, ancora una volta, “Il comico”: “E’ una canzone che non parla di come la comicità ha intersecato la politica, di come la politica ha usato la comicità. Ma nel momento in cui uno scrive una canzone come quella, è al centro di un mondo che sta vivendo. Non credo che avrei scritto un disco con questo parole, con questi concetti, con questi titoli altrove che in Italia e Bologna”.
Il disco è il primo di Cesare con la Universal, dopo un contratto decennale con la Warner, chiuso con il fortunato “Greatest hits”. Un punto e a capo salutare (“Il cambiamento fa bene, no?”), arrivato dopo i suoi maggiori successi senza la band: “ ‘Mondo’ è stata un po’ la mia '50 special' da solista. Quella ed ‘Hello’ sono stati due esempi di quadratura di cerchio, di passione ed esperienza che collaborano assieme, fino a trovare una forma equilibrata”.
Cesare non nega anche di avere avuto un po’ di paura, affrontando la scrittura dell’album, dopo questo successo. “I risultati, in questo momento e per uno come me, non creano pressione. Quello che che crea pressione è la scrittura. Quando ho iniziato a lavorare questo disco ero preoccupato... Poi, quando ho scritto le prime canzoni, in particolare ‘Amor mio’, ho capito che potevo puntare in alto e mi sono lasciato andare”.
Per il tour bisognerà aspettare l’autunno: “Questo è un disco figlio delle esperienze dal vivo ed o quello più adatto ad essere portato su un palco tra quelli che ho fatto: credo si potrebbe prendere la sua scaletta e farci metà concerto. Dopo l’estate, da novembre in poi, lo porterò in giro per l’Italia e saranno concerti molto colorati”

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