Dopo Ken Berry, anche la moglie Nancy è fuori dal gruppo EMI/Virgin

Trascorsa poco più di una settimana dal repentino cambio della guardia al vertice della EMI con l’insediamento di Alain Levy al posto di Ken Berry (vedi news), anche la moglie separata (in attesa di divorzio) di quest’ultimo, Nancy, è costretta come previsto a fare i bagagli in fretta e furia. E’ stato lo stesso Levy ad annunciare, nella serata di martedì 23 ottobre, le dimissioni con effetto immediato della Berry dalla carica di vicepresidente mondiale della Virgin Records, etichetta presso cui prestava servizio da oltre vent’anni.
Le dichiarazioni ufficiali di Berry e Levy grondano miele e gratitudine come è consuetudine in casi del genere, ma sembra di capire che il manager transalpino non vedesse l’ora di sbarazzarsi di un personaggio ingombrante, bizzarro e in totale disaccordo con il suo stile di gestione improntato a una fredda e razionale professionalità. Tutto il contrario di Nancy, insomma, di cui il giornale scandalistico Sun ricorda la passione per le minigonne in pelle nera e l’ossessione per gli oroscopi, e che nell’ambiente musicale internazionale si è fatta conoscere non solo per i risultati conseguiti sul piano professionale ma anche per le sue sfrenate attitudini festaiole e il disinvolto comportamento sessuale (è lei l’“altra donna” citata nella causa di divorzio tra Patsy Kensit e il cantante dei Simple Minds Jim Kerr, una delle numerose rock star finite – stando ai pettegolezzi – nel suo carnet). Ma al di là delle questioni di etica e di etichetta, alla Berry il nuovo management non ha certamente perdonato lo sperpero di denaro (dai 75 agli 80 milioni di dollari, secondo diverse fonti) versato per mettere sotto contratto Mariah Carey (il cui primo album per la Virtgin, “Glitter”, si è rivelato finora un flop commerciale).
Con la sua uscita di scena si chiude il lungo “regno” dei Berry (marito e moglie, a quanto pare, avevano conservato buoni rapporti anche dopo la separazione), caratterizzato da successi ma anche da eccessi nonché da uno stile di management oggi ritenuto troppo informale e inadeguato al processo di razionalizzazione che il gruppo EMI/Virgin si trova a dover affrontare con urgenza per risollevare le sue quotazioni (anche in senso letterale) e raddrizzare le dissestate finanze. La “liquidazione” della Berry, che aveva diciannove anni quando nel 1979 iniziò la carriera in Virgin come segretaria del futuro marito, segnala la volontà della nuova direzione di cambiare pagina. Ma non sarà certamente l’unica mossa traumatica messa in atto dalla nuova dirigenza: alcuni “insider” ritengono probabile che Levy decida di fondere al più presto parte delle strutture facenti capo alle etichette EMI, Virgin e Capitol.
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