Europe, Live@Rockol: il video del nuovo singolo (e di 'The final countdown')

Europe, Live@Rockol: il video del nuovo singolo (e di 'The final countdown')

Quel “perepeppe-perepeppeppe” probabilmente li tormenterà tutta la vita: è uno dei simboli musicali degli anni ’80, quel giro di tastiere e un biondo con la permanente che scuote la testa.
Lui è Joey Tempest, loro sono gli Europe, e “The final countdown” è la canzone. E' di quelle che senti ancora in continuazione, a distanza di 30 anni, diffusa nei secondi finali di una partita di basket (è capitato l’altra sera al Madison Square Garden di New York durante i playoff NBA), come ad un qualsiasi evento sportivo, come su una radio che passa musica degli anni d’oro.
Gli Europe quella canzone non l’hanno mai rinnegata, ma sono andati avanti: dopo una pausa negli anni ’90, si sono ritrovati nel 2003 e pubblicano in questi giorni “Bag of bones”, quarto disco dalla reunion. Prodotto da Kevin Shirley (nome storico del genere, già al lavoro con Iron Maiden e Journey), è un disco di hard rock onesto e diretto, ben lontano da quel suono plasticoso del decennio che fu. Onesto come il singolo “Not supposed to sing the blues”, che Joey Tempest e John Norum hanno suonato in redazione a Rockol. Alla soglia dei 50 ("Born in 1963", dice nella canzone), capelli un po’ meno biondi, non più permanenti ma sempre con un bel ciuffo, sempre piacente, Tempest fa sempre la sua bella figura: le donzelle della nostra redazione erano tutte in visibilio... Chitarra e occhiali da sole ha cantato la sua storia musicale in quella canzone.

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“E’ vero, la Scandinavia ha una grande tradizione musicale, ma non si pensa che si suoni il blues dalle nostre parti. Siamo più legati al rock classico”, ci ha spiegato. “Bag of bones”, spiega è “E’ come ci sentivamo alla fine dell’ultimo tour: dei sacchi di ossa, stanchissimi. Poi, suonare queste canzoni in studio è stato liberatorio”, spiega. “L’abbiamo registrato in un mese”, spiega Norum. “Non avevamo nulla da dimostrare, solo voglia di suonare. Kevin ci ha messo in condizione di stare in una stanza, con i nostri strumenti, e lasciarci andare. Credo si senta nel disco”.
“E’ il nostro miglior momento dalla reunion”, aggiunge Tempest, che ora vive a Londra. “Stiamo finalmente riuscendo a farci notare di nuovo, soprattutto in Inghilterra. Stiamo di nuovo arrivando, poco per volta, al successo. Ovviamente non è più quello di un tempo, ma quello di adesso è meglio perché è arrivato alle nostre condizioni”. Già il successo di un tempo. Non abbiamo resistito neanche noi, e gli abbiamo chiesto di suonare “The final countdown”: Tempest e Norum ci hanno stupito con questa nuova versione un po' blues della canzone.

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“Che rapporti abbiamo con quella canzone? Buono”, dice Tempest. “Sai, le canzoni hanno una vita propria, e ci piace sentirla in eventi sportivi o situazioni del genere. Noi con il tempo siamo cambiati, ed è cambiata anche la canzone”. “Siamo dei musicisti migliori”, aggiunge Norum. “La suoniamo meglio, più rallentata, gli diamo un tono un po’ più scuro. Mi fa un po’ impressione sentire l’arrangiamento originale, ora”. “Così com'è ora, la canzone sta bene insieme alle altre, dal vivo. E vedere tutte quelle teste che saltano quando la suoniamo... Beh, è uno spettacolo”.

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