Massimo Ranieri, la mia Napoli della tradizione

Massimo Ranieri, la mia Napoli della tradizione
In una chiesa sconsacrata di Milano trasformata in bar alla moda, Massimo Ranieri ha presentato oggi, venerdì 12 ottobre, davanti ad una folta schiera di giornalisti, il suo nuovo album “Oggi o dimane”.
Come recita il comunicato stampa, il titolo del disco non è per nulla di circostanza: è la sintesi del pensiero di Ranieri, che qui ritorna alla canzone partenopea più tradizionale utilizzando soluzioni musicali etniche come i bouzuki, il mantra e i cori maghrebini. Per fare questo, ha chiamato due colleghi: Mauro Pagani, polistrumentista già nella PFM, compositore e collaboratore, tra gli altri, di Fabrizio De André, e il chitarrista Mauro Di Domenico, suo amico da oltre vent’anni. Ranieri, fresco reduce dalla fortunata trasmissione in due puntate “Siamo tutti invitati (citofonare Calone)” in onda su RaiUno, è un attore nato: prima di accogliere le domande dei presenti si lascia andare ad una lunga introduzione in cui ringrazia tutti i giornalisti e coloro che hanno reso possibile il progetto “di recupero storico” della melodia napoletana. “Il disco è stato concepito e realizzato in circa un anno, dal maggio del 2000 allo scorso luglio. Dopo i numerosi tentativi di cantare Napoli, mi sono reso conto di non vedere più alcuna strada. Perché, nella mia carriera, le ho percorse quasi tutte. Così ho chiesto consiglio a Mauro Di Domenico, che mi ha indirizzato a Mauro Pagani. Io avevo il progetto in testa, ma non riuscivo a materializzarlo, perché trovo che la canzone napoletana oggi necessiti di essere rivisitata, mantenendo allo stesso tempo l’ossatura originale. Non sono mai stato d’accordo con tutti coloro che per fare una cosa nuova hanno stravolto la melodia originale, con tutta l’ammirazione che posso provare per loro. Ma la mia Napoli è quella della tradizione”. Il disco di Massimo Ranieri non contiene, comunque, soltanto le canzoni più famose quali “O surdato ‘nnammurato”. In esso compaiono infatti anche brani più inconsueti come “Napulitanata”, scritta alla fine dello scorso secolo dal maestro Simone Di Giacomo, che sono stati scelti con grande cura per essere presentati al pubblico: “Prima di tutto voglio dire che questo è un progetto onesto. Non dirò che è bello, né brutto, solo che è profondamente sincero. I brani che ho raccolto sono quelli che i miei concittadini forse hanno dimenticato. Ho preso gli ‘antieroi’, come ‘Rondinella’. Ho preso i ‘figli più sfortunati’, ma che, non per questo, sono inferiori per emotività agli altri. ‘Napulitanata’ è una canzone meravigliosa che prima non conoscevo; quando me la fecero ascoltare mi si aprì il cuore. Ho voluto rischiare, perché quello in cui credo è il rischio… il fatto di ‘buttarsi’ sempre, e mettersi sempre in discussione”. “Oggi o dimane” è un progetto – come più volte viene definito da Ranieri – che gli ha occupato la mente per oltre dodici anni e che solo adesso è riuscito a realizzare insieme a Di Domenico e Pagani. Quest’ultimo, forse quanto Ranieri, è orgoglioso e felice del risultato, come ha spiegato alla stampa: “Questa operazione è stata una grande fortuna per me, perché anch’io amo il rischio. E ricantare le canzoni napoletane è sempre molto difficile, dato che provengono da un repertorio vastissimo che fa parte della storia musicale e culturale del mondo. Negli ultimi cento anni ci hanno messo le mani i più bravi e il confronto non è semplice. Ma è stato riposante per l’anima, perché tutti noi abbiamo avuto la possibilità di accostarci a musiche bellissime e immortali”.
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