Musica digitale, iTunes Match ora è anche in Italia

Musica digitale, iTunes Match ora è anche in Italia

E' entrato in funzione anche in Italia, nella serata di lunedì 30 aprile,  il servizio iTunes Match con cui Apple consente ai suoi utenti di trasferire e conservare sulla piattaforma iCloud la propria collezione di file musicali, compresi quelli non acquistati su iTunes o  importati dai propri cd, per l'ascolto in streaming da qualunque dispositivo di riproduzione.

Come noto, il programma (che funziona su Mac o pc con sistema operativo iTunes 10.5.1 o successivo, oppure con sistema operativo iOS 5.1 o successivo sui portatili iPhone, iPad e iPod Touch di terza e quarta generazione) mette a confronto i brani contenuti nella libreria dell'utente con quelli inclusi nel database Apple,  aggiungendo automaticamente al servizio iCloud quelli che, pur non rientrando nel catalogo dell' iTunes Store (oltre 20 milioni di canzoni), risultino compatibili per formato (AAC, MP3, WAV, AIFF, Apple Lossless, ecc.).  La musica conservata sulla "nuvola"  può poi essere ascoltata in streaming su tutti i dispositivi di lettura a disposizione dell'utente fino a un massimo di dieci apparecchi, tra computer, iPhone, iPod Touch, iPad e Apple TV (nel caso dei lettori portatili, il brano ascoltato viene  automaticamente scaricato per consentire anche il successivo accesso offline; ogni modifica o aggiunta alla playlist viene automaticamente sincronizzata su tutti gli apparecchi).

Tutte le canzoni sono riprodotte senza vincoli DRM e in un formato aggiornato (AAC a 256 Kbps), eventualmente migliore di quello della copia originale in possesso dell'utente: ogni abbonato può archiviare fino a 25 mila canzoni, senza contare quelle  acquistate dall'iTunes Store utilizzando lo stesso ID.  

Il servizio costa 24,99 euro all'anno: secondo informazioni diffuse dalla stampa specializzata americana, gli introiti generati da ciascun abbonamento andrebbero per il 30 per cento alla Apple, per il 12 per cento agli autori ed editori musicali e per il  58 per cento a etichette discografiche e artisti interpreti che recupererebbero così anche una quota dei guadagni perduti a causa della pirateria.
 

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