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19/01/1998
E’ morto Carl Perkins
Carl Perkins, leggenda del rock’n’roll (e, secondo molti “intenditori”, il legittimo “King”), è morto a Jackson, Tennessee, a 65 anni. La morte è avvenuta al Madison County General Hospital, dove Perkins era ricoverato da alcune settimane, a causa di complicazioni cardiache legate al triplo ictus che l’aveva colpito negli ultimi mesi del 1997.
“It’s one for the money, two for the show, three to get ready now go, cat, go!”: era l’attacco di Carl Perkins, l’autore e primo interprete di “Blue suede shoes”, uno dei brani realmente immortali del rock. La leggenda vuole che ne abbia steso il testo su un sacco di patate della sua fattoria di Lake County, Tennessee, dove a 7 anni aveva imparato a suonare una chitarra fabbricata dal padre (un piantatore di cotone), con un manico di scopa, una scatola di sigari e spago da imballaggio. Il brano aveva una tale carica che riuscì a imporre Perkins nel 1956 come star del rockabilly (due milioni di copie vendute), ma un grave incidente stradale ostacolò la sua carriera, proprio mentre Presley, riprendendo la sua canzone, fu consacrato Re del Rock’n’roll.
Il suo rapporto con “The Pelvis” comunque non fu di acerrima rivalità: Elvis continuò a prendere a prestito le sue composizioni e i due si unirono in jam-session a Jerry Lee Lewis e Johnny Cash nel famoso “Million dollar quartet”. A quanti gli chiedevano se non aveva del risentimento nei confronti di Elvis, che offuscò la sua carriera, rispondeva: “Ho dovuto fare a cornate con un ragazzotto di bell’aspetto, pieno di capelli e con tutto quel repertorio di mossette, e che perdipiù aveva il vantaggio, rispetto a me, di non essere sposato”. Negli anni ’60 il declino del genere ne fece un alcoolizzato, fino a quando nel 1967 con gesto simbolico lanciò nel Pacifico la sua ultima bottiglia di whisky. Ma Perkins continuò a godere di grandissimo credito tra gli appassionati di rock: gli stessi Beatles, a inizio carriera, incisero le sue “Everybody’s trying to be my baby”, “Matchbox” e “Honey don’t”. McCartney lo volle alla chitarra in “Ebony and Ivory”, per la stima che aveva nei suoi confronti ma anche per la tecnica chitarristica rimasta improntata a una grande velocità (cosa che lo rendeva un idolo anche per Eric Clapton, tradizionalmente - “slowhand” - privo di tale virtù).