Verdena: 'Ora suoniamo molto più sporchi di prima. E ci piace'

Verdena: 'Ora suoniamo molto più sporchi di prima. E ci piace'
Evitare le ripetizioni, non fermarsi ai suoni e allo stile dell'album d'esordio: i Verdena hanno registrato il nuovo “Solo un grande sasso” con questo obiettivo bene in mente. “Non sentivamo più il bisogno di fare canzoncine, e per fortuna nessuno ha fatto pressioni perché scrivessimo un'altra 'Valvonauta'”, spiega a Rockol Alberto Ferrari, cantante e chitarrista del gruppo. “Volevamo spingerci più avanti rispetto al nostro primo album. O più indietro, non lo so. Di sicuro siamo andati da qualche altra parte”. Se in precedenza erano fioccati i paragoni coi Nirvana, adesso vengono citati soprattutto i Motorpsycho, un riferimento su cui Alberto ha qualcosa da ridire: “Certo, ci piacciono, ma non sono l'unico gruppo che ci interessa. Forse il fatto di averli intervistati per 'Rumore' e di avere suonato una data con loro ha portato molti a pensare che siano il nostro modello. Sembra che tutti abbiano dimenticato i Nirvana, ma io sento ancora la loro influenza in questo disco. Per il prossimo album, proverò a dire che faremo una cosa alla Cure, per vedere se ci paragoneranno a loro…”. Di sicuro, i Verdena pagano tributo in almeno un paio di pezzi a John Lennon. “E' vero. 'Cara prudenza' è nata in un periodo in cui ascoltavo molto il 'White album' dei Beatles e sentivo di dover scrivere un titolo che si riferisse a quel disco, non so bene perché. Così, ho deciso di usare 'Dear Prudence'. Il testo di 'Nel mio letto' invece descrive una situazione simile a quella di 'I'm only sleeping', su 'Revolver'. La nostra intenzione iniziale era quella di farne un pezzo alla Sparklehorse, ma in studio si è trasformato e alla fine i suoni assomigliano a quelli di Lennon. Non so bene come sia successo, ma mi piace.”
Nella gestazione di “Solo un grande sasso” ha avuto un ruolo essenziale il leader degli Afterhours Manuel Agnelli, che ha prodotto il disco e con cui si è instaurato il gruppo ha instaurato un rapporto decisamente amichevole: “Ogni tanto viene dormire a casa mia, siamo sempre in contatto. Ci offre delle cene incredibili, ed è contentissimo di farlo”, racconta Alberto. “Dal punto di vista dei suoni, ha fatto un grande lavoro. In assoluto, il nostro album è molto lo-fi, sporco su tutte le frequenze. Però è quello che volevamo: il primo disco era molto 'perfettino', questa volta abbiamo cercato un suono che ricordasse più una sala prove che uno studio. Il merito va a Manuel ma anche a Maurice Andiloro, il nostro fonico, un vero genio”. Rispetto al passato, i Verdena sembrano molto più tranquilli e ben disposti verso il music-biz: “Col primo disco si erano create troppe aspettative. Eravamo nervosi, avevamo paura di bruciarci subito. L'anno scorso era impossibile parlare con me, soprattutto al telefono. Facevo interviste che non stavano né in cielo né in terra e si arrabbiavano tutti, è stato un disastro. Adesso per fortuna mi sono calmato”.
Fra poco è ora di partire per il tour (vedi news). “Cominceremo il 26 ottobre, ma non ho la più pallida idea di come sarà, non ci abbiamo ancora pensato. Di sicuro non abbiamo intenzione di fare megaproduzioni. Partiremo tranquilli, da gruppo rock, non c'è bisogno di niente di particolare. Cercheremo di cambiare spesso scaletta e probabilmente prepareremo qualche nuova cover. Io pensavo a 'I can't explain' degli Who ma è impossibile, ci sono troppe voci”.
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