La fiducia (nel nulla migliore) di Moltheni

In dieci minuti scarsi Moltheni è capace di parlare tanto da sfinire, piacevolmente, l'interlocutore che gli sta davanti. Vestito con una camicia stropicciata dai colori pastello, sulla quale si appoggiano lunghe ciocche di capelli dorati, Umberto Giardini si presenta con il suo vero nome, stringendoti la mano gentilmente e facendoti tanti complimenti. E' uno che, anche se non ti conosce, sembra voler sapere tutto di te, e raccontarti altrettanto delle sue passioni. Moltheni, dopo un disco d'esordio intitolato “Natura in replay”, che è stato accolto dalla critica come una piacevole sorpresa all'interno del panorama del pop-rock italiano, oggi è rilassato e felice. Ti fissa con lo sguardo attento, quasi euforico, con gli occhi azzurri e luminosi mentre ti racconta del lavoro svolto sul suo nuovo disco, “Fiducia nel nulla migliore”. “Bene, bene, sto abbastanza bene. Ho un sacco di impegni, a destra e a sinistra. Sono appena tornato da Roma dove ho terminato la prima carrellata di interviste per la promozione del nuovo album. Ma sono tranquillo e contento di tutto. Se devo essere sincero non sono uno che si stanca facilmente, anche se la promozione mi pesa. Questo disco è molto diverso dal precedente, e lo sento davvero mio: ha tutto ciò che volevo ci fosse; per questo 'Fiducia nel nulla migliore' è una bella scommessa, appena iniziata. Sto raccogliendo dei buoni presupposti per il futuro. L'unica tensione che per ora avverto è che non vedo l'ora di cominciare con l'attività dei concerti dal vivo, ai primi di novembre, per liberarmi di quella spiacevole sensazione che si prova quando si ha sempre il fiato sul collo”. Moltheni è esuberante, creativo, agitato; anche se se ne sta pacificamente immobile su una sedia, tramuta in parole i pensieri che gli passano per la testa, freneticamente: “Il discorso delle vendite, del merchandising e della preparazione dei video, insieme a tutto il tempo impiegato per l'organizzazione burocratica della realizzazione di un disco a volte è sfiancante. Sento il bisogno di respirare”. Anche quando discorre di un argomento delicato come la sua personale insofferenza verso le regole che governano il mondo della discografia, Moltheni non smette un attimo di fissarti, forse nel tentativo di capire se sei sincera o meno: “Le major sono come gli istituti, qualsiasi esse siano. Sono come i ministeri; anche se la BMG con me si è comportata molto bene. Per fare un disco ci vuole un anno e mezzo, e questo per me è inaccettabile. E' tutto così… prevedibile. E scontato”. Moltheni fa tutto da sé. Ha pensato alla grafica del disco, alla scelta delle fotografie; ha pensato il video e scelto le persone con cui lavorare. “Fiducia nel nulla migliore” è stato prodotto da Jefferson Holt, ex-manager dei R.E.M., e registrato da Chris Stamey (ex-polistrumentista, produttore e cantante degli Sneakers e DB's) e Mitch Easter (DB's) presso il Modern Recording Studio nel North Carolina, Stati Uniti. “In America ho lavorato un mese e mezzo, tra marzo e aprile, molto velocemente, ma è stata un'esperienza incredibile. Le persone con cui ho collaborato erano straordinarie. Gentili, educate… forse solo un po' troppo religiose… Ho visto Holt poche volte, ma è un'ottima persona. Mi ha fatto sentire subito a mio agio. Il classico produttore che capisce subito come vanno fatte le cose. Lavorare negli Stati Uniti è stata una grande esperienza”.
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