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NEWS   |   Pop/Rock / 21/04/2012

Michael Kiwanuka, la recensione del concerto di Milano

Michael Kiwanuka, la recensione del concerto di Milano

Il nuovo Otis Redding? Non esageriamo, e poi il Southern soul non è esattamente il suo terreno d'azione. Michael Kiwanuka, ventiquattrenne londinese di origini ugandesi figlio di espatriati sfuggiti alla folle dittatura di Idi Amin Dada, è tutt'altro che uno shouter o un animale da palcoscenico. Un tipo riflessivo e sensibile, piuttosto, un talento in via di maturazione con un bel presente e un futuro promettente: lo ha dimostrato ieri sera ai Magazzini Generali di Milano, confezionando un set  persino migliore del suo già convincente album d'esordio uscito il mese scorso. Un indizio importante di spessore e qualità artistica, al di là di tutto l' hype che in questo periodo lo circonda e che lui, timido e gentile, sembra non far nulla per alimentare.
Accompagnato da un bel quintetto multirazziale in cui spiccano un percussionista capace di belle invenzioni  e un chitarrista dalla spettacolare capigliatura afro, il ragazzo di Muswell Hill ha sciorinato una miscela folk-soul che sa tanto di anni Settanta e di Camden Town, di giornate piovose e di quartieri suburbani, intervallata a sprazzi di funk gioioso e danzabile. "I'll get along", il titolo con cui decide di aprire lo show, è uno dei pezzi migliori dell'album ma l'inizio del concerto è un po' didascalico: piacevole, puntuale ma senza grandi guizzi, tra gli aromi latineggianti di "I need your company" e il folk dondolante della suggestiva "I'm getting ready". La serata cambia faccia e si alza di  tono  con "Tell me a tale", la miglior canzone in catalogo la cui intrigante scansione  jazz folk, anche in assenza dell'arrangiamento fiatistico della versione di studio, consente al sestetto di allungare il passo e dilatare la partitura  in belle improvvisazioni amplificate da echi e riverberi.
Il pubblico (molti giovani in sala, la promozione in radio e tv sta facendo la sua parte; ma in platea c'è anche Ron) sembra gradire e si scalda, e la parte centrale dell'esibizione ne diventa il momento migliore. Dopo avere imbracciato una Telecaster rossa e attaccato un accattivante groove  per presentare i componenti del gruppo, Michael snocciola in sequenza la malinconica "Worry walks behind me" (jazz ballad da ore piccole con un bel solo di chitarra elettrica), una swingante  "Bones" che evoca il doo wop e molto ricorda il Van Morrison classico del periodo "Moondance" (stavolta la chitarra è una semiacustica) e una intensa versione di "Waterfall" (alias "May this be love") di Jimi Hendrix, perla nascosta di "Are you experienced?" (1967) che Kiwanuka dedica alla memoria di Levon Helm scomparso il giorno prima. Avvolgente, psichedelica e originale, con quei rintocchi percussivi quasi trip-hop e folate d'organo molto Sixties, è probabilmente la cosa migliore e più sorprendente dello show.
Il giovane musicista e i suoi compagni sono molto loro agio con le cover, e lo confermano più avanti anche con "I don't know" di Bill Withers, lui sì uno dei padri spirituali di  Kiwanuka che gli rende giustizia con un omaggio pulsante e ultrafunky chiuso da una coda di sole voci e percussioni.  La precedono due canzoni in versione solo, voce e chitarra acustica ("E' così che nascono quasi tutti i miei pezzi", spiega Michael) e la title track dell'album "Home again", forte di una  melodia che rammenta certe cose di Randy Newman (è un ragazzo di buoni ascolti, Kiwanuka). "Any day will do fine", a ritmo accennato di bossa nova, e la ninna nanna delicata di "I won't lie" danno modo di apprezzare al meglio la sua bella voce nera, educata ma vigorosa con belle inflessioni da "cantante dell'anima". E sulle stesse note intimiste chiude il bis "Lasan", un voce+chitarra+basso che non ha trovato posto sul disco ma che fa stabilmente parte del repertorio. Un'ora e dieci minuti di concerto, dal disco di debutto manca all'appello un brano soltanto e non si può chiedere di più: la "prima" italiana è andata bene, l'impressione è che questo possa essere l'inizio di una bella storia.   
(Alfredo Marziano)

Setlist
"I'll get along"
"I need your company"
"Always waiting"
"I'm getting ready"
"Tell me a tale"
"Groove"
"Worry walks behind me"
"Bones"
"Waterfall (May this be love)"
"Any day will do fine"
"I won't lie"
"Home again"
"I don't know"
Bis
"Lasan"
 

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