Dall'underground a Dente: dieci anni di Ghost Records

Dall'underground a Dente: dieci anni di Ghost Records

Il compleanno è stato adeguatamente celebrato sabato scorso, 14 aprile, con una festa al locale di famiglia, il Twiggy Club di Varese: proprio quel giorno, anniversario dell'uscita della compilation "Ghost town: 13 songs from the lakes' county", l'etichetta varesina Ghost Records ha compiuto dieci anni. "E c'erano quasi tutti, a festeggiare", racconta il fondatore Francesco Brezzi. "I Mojomatics, che non sono più con noi ma sono rimasti nostri amici. Gruppi della prima ora come i Frozen Farmer e i Bartòk, ma anche i Merci Miss Monroe e i Green Like July. Mr Henry, che è anche il responsabile tecnico del locale. E gli Encode di Andrea Cajelli, responsabile dello studio di registrazione La Sauna dove abbiamo realizzato il penultimo album di Dente e la nostra produzione più recente, l'album d'esordio de Il Triangolo. E' stata una bella festa ma anche l''occasione per constatare come si è evoluta la scena, in questi dieci anni; per ricordare che molti hanno seguito una loro strada sviluppando nuove competenze e specializzazioni professionali".


Le celebrazioni proseguiranno con la pubblicazione di una compilation di b-sides, rarità, inediti e brani live che a maggio sarà disponibile in download gratuito. Un regalo ai fan, perché dieci anni sono un traguardo importante. Soprattutto per una piccola etichetta che in catalogo sfoggia dischi di veterani della scena indie come Julie's Haircut e One Dimensional Man ma che è nata quando il mercato discografico era già in crisi... "Già", sorride Francesco, che allora scriveva  per un quotidiano locale appassionandosi alla scena underground. "Si potrebbe dire che ho avuto un tempismo eccezionale...Le vendite di cd, allora, cominciavano a declinare e il revival del vinile era ancora lontano. Ma c'erano ancora locali dove si suonava dal vivo, c'era una nicchia di mercato interessante anche sotto il profilo culturale. Entrai in contatto con l'etichetta Gamma Pop, da lì prese il via una collaborazione che diede come primi frutti la compilation e il disco dei Bartòk. Di questi ultimi ero anche manager e produttore, e di lì a poco quello diventò il mio lavoro quotidiano. Nel 2004 arrivò in Ghost  Giuseppe (Marmina), che aveva lavorato in Venus e aveva fatto il master in discografia in Cattolica. Si era aperto una piccola distribuzione, la Blue Tears, e con quella aveva portato in Italia etichette interessanti come la 62 TV Records belga, la Acuarella spagnola e la Ocean Music francese". Il partner giusto (e oggi socio) per Brezzi, che voleva investire su band e artisti dal respiro internazionale. "Cominciammo a frequentare i maggiori festival, le trade fairs come il New Music Seminar di New York, il South by Southwest di Austin e il Popkomm di Berlino, e i risultati cominciarono ad arrivare. Gli Hot Gossip fecero numeri interessanti in Inghilterra, i Canadians si comportarono bene in  America dove i Mojomatics arrivarono fino al n.83 nelle classifiche delle college radio. Mettemmo sotto contratto anche gruppi stranieri: gli inglesi Grand Transmitter, compagni di università dei Coldplay, e i Saeta di Seattle". Tutta musica in lingua inglese. "Sì, ma non per scelta aprioristica. Per ingaggiare un artista che cantasse in italiano aspettavamo solo l'occasione giusta".  


Che si presentò sotto le sembianze di  Giuseppe Peveri, in arte Dente.... "L'ho conosciuto a un incontro di Informagiovani organizzato da Matteo Cruccu del Corriere della Sera", ricorda Francesco. "Mi consegnò il suo disco, mi bastarono dieci minuti di ascolto tornando in auto verso Varese per capire che il progetto mi interessava. Erano provini scarni ma dimostravano già una capacità di scrittura fuori dal comune, che prima di allora non avevo mai riscontrato in un  artista di casa nostra. Era il 2008,  Le Luci della Centrale Elettrica e Brunori sas non erano ancora emersi, non c'era un filone di nuovo cantautorato italiano che si potesse pensare di poter sfruttare. La nostra non fu una scelta dettata da calcoli commerciali".


Ciò nonostante, Dente è diventato il best seller assoluto di casa Ghost Records. "'L'amore non è bello', dopo quattro anni, continua a vendere regolarmente. E in soli sei mesi mesi 'Io tra di noi' gli sta in scia, anche se nel frattempo il mercato è calato di almeno il 30 per cento. Calcolando anche la ristampa di 'Non c'è due senza te', siamo vicini alle ventimila copie". Com'è successo? "Dirò una banalità assoluta, ma è sempre la qualità il fattore discriminante. E poi c'è il fatto che Dente si inserisce in una tradizione cantautorale che forse in Italia ha saltato una generazione ma ha sempre fatto presa sul pubblico.  Dente suona una chitarra Eko, proprio come Lucio Battisti...Non è un cantautore 'impegnato' ma scrive dei bei testi, tra l'ironico e l'illuso. E dal vivo conquista il pubblico alternando momenti intimisti ad altri più scanzonati e più rock, i suoi concerti diventano momenti di condivisione. Il tour precedente lo ha chiuso al Dal Verme davanti a 1.500 persone, stavolta ha fatto il sold out al Piper di Roma e a Milano e pochi giorni fa è andato molto bene anche in Sicilia. Il concerto del Primo Maggio del 2009, il Premio Tenco, il Deejay chiama Italia di Linus gli hanno dato  molta visibilità. C'è stato il singolo con Enrico Ruggeri, che - lo dico senza presunzione - ha recato più benefici a lui che a Dente. E poi ci sono i video, oggi contiamo oltre un milione di visualizzazioni su YouTube".


Una storia di successo, per uno degli artisti più cool del momento. Come, per un altro verso, i Calibro 35. "Loro", spiega Brezzi, "sono fantastici dal vivo e - come si dice in gergo - molto 'sincronizzabili', adattissimi al cinema e alla tv" (Ghost Records incorpora una divisione publishing che nel 2005 ha firmato un contratto di collaborazione, anche a livello internazionale, con la major Warner Chappell). "Il fatto che un loro brano sia stato scelto per i titoli di coda di un blockbuster americano ovviamente ha contato molto. E Tommaso Colliva, che è la mente del progetto, è una delle figure più interessanti della discografia italiana: uno che lavora in studio con i Muse fianco a fianco con Matt Bellamy, che registra e va in tour con gli Afterhours, che produce Dente...L'ultimo disco i Calibro 35 se lo sono fatti da soli e va bene così. L'etichetta discografica, per certi artisti, diventa quasi accessoria e oggi il nostro ruolo assomiglia più a quello del consulente. A meno, ovviamente, che si tratti di nomi nuovi come Il Triangolo".

Come li avete scoperti?   "Vengono da Luino, la città di Piero Chiara, ma anche di Iacchetti e di Massimo Boldi...Si erano iscritti a un concorso per band emergenti sostenuto dal Comune di Varese,  le esibizioni si svolgevano al Twiggy ed eravamo anche noi in giuria. Giuseppe li ha visti e me li ha segnalati. Hanno vinto il concorso, ma per fare il disco non ci siamo voluti accontentare del contributo economico previsto dal bando. Abbiamo deciso di investire e abbiamo voluto  come produttore Sergio Maggioni, ex bassista degli Hot Gossip che ora lavora con Pierpaolo Peroni e ha prodotto 'Airys' di Syria. Volevamo un disco ben fatto, centrato e di sostanza. Ed è ciò che abbiamo ottenuto".
 

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