Crisi del retail: Best Buy (Usa) chiude 50 grandi negozi e licenzia l'ad

La grande catena americana Best Buy (che vende principalmente articoli di elettronica di consumo, ma anche dischi, e che per qualche tempo è stata anche proprietaria di Napster prima di cederne il controllo a Rhapsody), soffre la crisi come tutti i colossi della vendita al dettaglio operanti sulle due sponde dell'Atlantico.


La società, protagonista di una breve e sfortunata avventura nel Regno Unito in joint venture con la società di telefonia mobile Carphone Warehouse, ha annunciato la necessità di ridurre i costi di circa 800 milioni di dollari all'anno, obiettivo raggiungibile attraverso la chiusura di 50 punti vendita di grosse dimensioni e la cancellazione di 400 posti di lavoro (anche a livello di top manager: il primo a farne le spese è stato l'amministratore delegato Brian Dunn, costretto a dimettersi per motivi non meglio precisati). Il piano di ridimensionamento interessa la presenza della catena in stati come Minnesota (dove la società ha avuto origine), California e Illinois e verrà messo in opera tra maggio e i mesi estivi; la direzione ha assicurato ogni sforzo per reimpiegare dove possibile i lavoratori in esubero.


Best Buy conta tuttora su circa 1.400 punti vendita sul territorio degli Stati Uniti, e attribuisce il suo attuale deficit di bilancio (1,7 miliardi di dollari nell'ultimo trimestre) tanto alla riduzione della domanda per articoli costosi come gli apparecchi televisivi che alla accresciuta concorrenza  esercitata sul piano dei prezzi da aziende come Target e Amazon. Alla chiusura dei grandi negozi si contrappone il progetto di aprire un centinaio di più piccoli negozi Best Buy Mobile, focalizzati sulla vendita di telefoni cellulari.
   
 

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