Afterhours, la videointervista: 'Padania, un concept nato dalla sperimentazione'

Afterhours, la videointervista: 'Padania, un concept nato dalla sperimentazione'

Gli Afterhours pubblicano il loro nuovo album "Padania" e tornano sulla scena come solo loro sanno fare: provocando ("Il titolo lo abbiamo scelto anche un po' per questo", spiegano), con determinazione ("E' un album comunicativo ma gli Afterhours sono anche sperimentazione"), e con l'aria di chi - dopo vent'anni - si diverte ancora a fare questo mestiere e ci crede più che mai. "Un gruppo come il nostro deve essere portavoce di altre band che non hanno magari la nostra esperienza", racconta Manuel Agnelli, "Noi abbiamo scelto di fare questo disco da indipendenti e di farci distribuire dalla Artist First di Claudio Ferrante perché ci siamo accorti che per il punto in cui siamo arrivati riusciamo meglio a gestirci da soli, senza aver bisogno di tutti i filtri che mettono le etichette discografiche. Con questo non vogliamo sventolare al vento la nostro decisione: è giusto che i gruppi emergenti si affidino ad una struttura che li segua e li indirizzi nel migliore dei modi… noi abbiamo già dato". "'Padania' è un titolo volutamente provocatorio che è nato ancor prima del disco. Volevamo dare risalto anche ad una questione regionale come hanno fatto altri artisti come Fabrizio De André con 'Rimini', Bruce Springsteen con 'Nebraska'… non c'è un'altra parola che ha una componente così potente, politica e negativa. Volevamo parlare di uno stato interiore che non esiste, che non è geografico ma che è uno stato della mente, proprio come la Padania".

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Il nuovo disco della band milanese ricorda in alcuni passaggi le sonorità prog degli Area e i vocalizzi di Demetrio Stratos (gli After in passato avevano realizzato la cover di "Gioia e rivoluzione" per il film "Lavorare con lentezza"): la voce di Agnelli si modula e si adatta a canzoni che tal volta sembrano destrutturate mentre altre mantengono melodie più pop: "Per lavorare a questo disco", spiega il batterista Giorgio Prette, "Ci siamo sbizzarriti nel lavoro di composizione dal punto di vista musicale, abbiamo radicalmente cambiato il modo di lavorare. I dischi precedenti venivano registrati per la maggior parte live in studio, questa volta invece abbiamo voluto ribaltare il metodo e ognuno ha lavorato sui pezzi per conto proprio". "Abbiamo lavorato separatamente, in modo da non influenzarci l'uno con l'altro", aggiunge Agnelli, "Quando lavori in team è molto divertente ma ti viene anche da suonare cose che sai che funzionano e sei condizionato da quello che già sei e già sai. C'è la preoccupazione a volte che se azzardi qualcosa di strano, magari con la voce, gli altri si mettano a ridere e lo stesso vale per loro: se sento una cosa di batteria che suona diversa dal solito magari l'istinto è di rompere le scatole. Io mi sono registrato le voci da solo, aiutato dal preziosissimo Tommaso Colliva, e mi sono fatto un settaggio di voci provando a fare dei cantati e dei vocalizzi che altrimenti non avrei mai provato a fare. Questo ci ha lasciato un enorme libertà creatività anche se la paura era quella che di trovarci poi ad avere materiale completamente diverso. Questi pensieri sono stati spazzati via immediatamente, il concept di 'Padania' era troppo forte e sapevamo che tutto si sarebbe compattato a meraviglia". Ciò nonostante, ascoltando e riascoltando il disco, i brani che in un primo momento possono sembrare tutti diversi tra loro, si fondono insieme l'uno con l'altro, creando quasi un'unica traccia: "Gli Afterhours sono anche sperimentazione, facciamo molte cose al di là della band che ci permettono di arricchirci come musicisti. E' tutto contestualizzato, la sperimentazioni, le canzoni destrutturate sono e suonano comunque come canzoni degli Afterhours, questa volta magari buttandoci dentro anche qualcosa che va oltre la classica canzone rock and roll che ci piace fare ma che abbiamo già fatto in dischi come 'Ballate per piccole iene'".

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Per quando riguarda i testi, per Manuel Agnelli questo è stato un disco abbastanza sofferto: "Io non sono uni scrittore naturale", racconta il cantante, "e questa cosa ormai l'ho accettata. Non ho né il mestiere né la naturalezza di scrivere. Finché non ho qualcosa che mi interessa in testa non compongo, infatti facciamo un disco ogni quattro anni. Devo sentirlo in pancia il testo, ma prima che mi arriva dalla pancia alla testa c'è un lungo periodo di gestazione in cui le idee le devo vedere, sentire… poi mi vengono fuori tutte insieme, magari in un periodo raccolto di due o tre mesi. Solo con Mina mi è capitato di scoprire che ho anche la capacità di scrivere per altri, a comando, ma prima non mi era mai successo. Quando 'Padania' era quasi terminato, io ho dovuto lavorare ancora sui testi perché non avevo trovato del tutto la spinta che volevo dare alle canzoni. Io sono soddisfatto delle cose che scrivo, sono molto contento delle cose che ho fatto in passato. Chiunque ha scritto cazzate nella sua carriera, anche noi sicuramente, ma io non me ne vergogno".

Gli Afterhours, dopo una serie di showcase promozionali nelle librerie e nei negozi di dischi, partiranno ufficialmente con la tournée estiva il 7 giugno da Roma in una data con l'amico Greg Dulli e i suoi riformati Afghan Whigs, ma è di oggi l'annuncio della data data milanese per la presentazione di "Padania" che si terrà il prossimo 30 giugno alla Villa Arconati di Baranzate di Bollate (Mi). La band il 19 aprile suonerà invece a L'Aquila per un concerto gratuito.

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