'Monaco ‘74', il nuovo album dei Delta V

Si intitola “Monaco ‘74” il terzo episodio discografico dei Delta V, che Rockol ha potuto ascoltare in anteprima insieme ai tre membri del gruppo negli studi Officine Meccaniche di Milano, dove il lavoro è stato appena ultimato. Carlo Bertotti, Flavio Ferri e l’americana Gi. Kalweit, la nuova cantante del gruppo, sono visibilmente soddisfatti di quel che esce dal dischetto-master.

L’album contiene settanta minuti di musica, divisi in sedici canzoni ( e tre ghost tracks), di cui dieci cantate in italiano. “Questo disco è molto più libero dei precedenti – ci spiegano i tre Delta V- è molto stratificato, ci sono dentro tantissime cose. Ci abbiamo lavorato tanto e si sente”.
Lungo tutte le tracce si rincorrono sonorità da soundtrack anni Settanta e atmosfere ripescate da programmi e sigle tv dello stesso periodo. Il titolo dell’album in questo senso è molto esplicito, visto che richiama i mondiali di calcio tedeschi del 1974. E’ curioso vedere che, nella tracklist provvisoria, a fianco ad ogni brano c’è il nome di un calciatore dell’epoca, da Majer a Neeskens, da Keegan a Vogts.
I due singoli tratti dal disco saranno (non si sa ancora in che ordine) “Numeri in mia vita”, un brano di un certo impatto con una bella chitarra quasi morriconiana, e “Un colpo in un istante”, che Ferri definisce “un incrocio tra le gemelle Kessler, Celentano e il melodramma napoletano”.
L’ascolto riserva varie sorprese: in “Em teus bracos” compare un campione di “Corcovado” di Antonio Carlos Jobim che viaggia parallelamente a una radiocronaca di una partita della Fluminense; “Shine on gold” è basato sulla sigla del telefilm “Attenti a quei due”, firmata da John Barry; “Quasi come vorrei” si sviluppa con pianoforte e voce per poi aprirsi sul finale a un bell’assolo di tromba; “My personal zen” ospita la voce profonda e calda del rapper indiano Jc 001.

In “Monaco ‘74” si è ridotto, rispetto ai dischi precedenti, lo spazio dell’elettronica, che resta comunque elemento fondamentale per il gruppo. I brani sono molto suonati (compare anche un’orchestra) e con atmosfere vintage, senza però che questa diventi una forzatura, come tengono a sottolineare i tre. E’ stata registrata anche una versione totalmente in inglese del disco, che potrebbe annunciare un’apertura verso i mercati esteri, ma Bertotti su questo è laconico: “Ci crederò solo quando lo vedrò”. Quel che è certo è che in Italia l’album uscirà il 5 ottobre: Rockol vi rimanda ad allora per il resoconto completo dell'intervista al gruppo.
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