Sul versante opposto, con un atto un po' discutibile, il network radiofonico statunitense Clear Channel ha invece rimosso dalla propria playlist 150 canzoni giudicate "non opportune”. I dirigenti del network, probabilmente il maggiore del mondo, hanno ritenuto titoli o testi di questi brani non adatti al momento e li hanno ritirati dalla programmazione. Tra i pezzi che non risuoneranno più fino a nuovo ordine vi sono “A day in the life” dei Beatles, “Another one bites the dust” dei Queen, “Walk like an Egyptian” delle Bangles, “Great balls of fire” di Jerry Lee Lewis, “Sunday bloody Sunday” degli U2 e “Rocket man” di Elton John. Curiosa la censura di questi ultimi brani in quanto il penultimo parla della situazione in Irlanda del Nord, l'ultimo di un astronauta che va su Marte.
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17/09/2001
Live, Moby, U2, Elton John: le canzoni più suonate (e quelle evitate) dalle radio USA dopo la tragedia
U2, Live, Moby, Jewel, ma anche Aerosmith e Whitney Houston. Negli States i momenti tristi e tesi di questi giorni vengono accompagnati dalle radio con tutta una serie di canzoni particolari. E ad alcuni di questi brani sono stati addirittura aggiunti passaggi con spezzoni di discorso del presidente Bush ed estratti da testimonianze di sopravvissuti agli attentati dello scorso 11 settembre. L'esempio più emblematico, ed in un certo senso clamoroso, è quello di WHFS di Washington. L'emittente manda in onda “Porcelain” di Moby, che ora si “apre” con le parole di Bush “è stata la libertà stessa ad essere attaccata questa mattina”. Altre stazioni hanno invece ripescato canzoni i cui titoli (od i testi) risultano in qualche modo adatti al periodo. KIIS di Los Angeles manda a ripetizione “Stuck in a moment you can't get out of” degli U2 e l'inno “Star-spangled banner” nella versione di Faith Hill; WVRV di St. Louis fa spesso ascoltare “Why” di Annie Lennox e “In a New York minute” di Don Henley. Gettonate anche, da altre radio, “Born in the U.S.A.” di Springsteen, “Only time” di Enya, “Hero” di Enrique Iglesias, “America” di Simon & Garfunkel, “Hands” di Jewel, “Overcome” dei Live e “So much trouble in the world” di Bob Marley.
Sul versante opposto, con un atto un po' discutibile, il network radiofonico statunitense Clear Channel ha invece rimosso dalla propria playlist 150 canzoni giudicate "non opportune”. I dirigenti del network, probabilmente il maggiore del mondo, hanno ritenuto titoli o testi di questi brani non adatti al momento e li hanno ritirati dalla programmazione. Tra i pezzi che non risuoneranno più fino a nuovo ordine vi sono “A day in the life” dei Beatles, “Another one bites the dust” dei Queen, “Walk like an Egyptian” delle Bangles, “Great balls of fire” di Jerry Lee Lewis, “Sunday bloody Sunday” degli U2 e “Rocket man” di Elton John. Curiosa la censura di questi ultimi brani in quanto il penultimo parla della situazione in Irlanda del Nord, l'ultimo di un astronauta che va su Marte.
Sul versante opposto, con un atto un po' discutibile, il network radiofonico statunitense Clear Channel ha invece rimosso dalla propria playlist 150 canzoni giudicate "non opportune”. I dirigenti del network, probabilmente il maggiore del mondo, hanno ritenuto titoli o testi di questi brani non adatti al momento e li hanno ritirati dalla programmazione. Tra i pezzi che non risuoneranno più fino a nuovo ordine vi sono “A day in the life” dei Beatles, “Another one bites the dust” dei Queen, “Walk like an Egyptian” delle Bangles, “Great balls of fire” di Jerry Lee Lewis, “Sunday bloody Sunday” degli U2 e “Rocket man” di Elton John. Curiosa la censura di questi ultimi brani in quanto il penultimo parla della situazione in Irlanda del Nord, l'ultimo di un astronauta che va su Marte.