Un altro passo indietro per il mercato discografico italiano: - 10 %

Peggio di noi, nei primi sei mesi dell’anno hanno fatto solo Germania e Svezia: nazioni tra le più evolute in termini di consumi musicali (la Germania è al quarto posto nel mondo, dopo Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna), ma in cui i mali endemici all’industria musicale di inizio millennio (boom dei CD-R e dei downloading gratuiti, pirateria, recessione economica, moltiplicazione di opportunità di spesa nei settori della comunicazione e dell’entertainment) sembrano essere stati amplificati, in questo primo scorcio del 2001, da debolezze intrinseche legate a politiche artistiche di scarso successo nonché a un programma di uscite discografiche probabilmente non all’altezza delle aspettative dei consumatori.

Fenomeni, gli uni e gli altri, comuni all’Italia (una stima della società britannica Understanding & Solution parla di 135 milioni di CD-R venduti nel 2000 a fronte di 35 milioni di CD preregistrati) e che penalizzano il nostro mercato con un’ulteriore, pesante flessione del 10% (- 9, 44%, per la precisione) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, se si prendono in considerazione i dati “reali”, e cioè i pezzi venduti dall’industria ai rivenditori di dischi. Le cifre raccolte dalla PriceWaterhouseCooper per conto della FIMI, e che l’associazione di categoria ha diffuso nella giornata di giovedì 13 settembre (in colpevole ritardo sui tempi delle consorelle straniere…) indicano una perdita secca di due milioni di pezzi nelle quantità vendute, passate da 24 a 22 milioni di unità: la riduzione delle vendite non risparmia nessun tipo di supporto, i CD album (- 3,21 %, 16,8 milioni di pezzi) come i CD singoli (- 6,9 %, 1 milione e 850 mila pezzi), per non parlare delle cassette ormai in via di estinzione (- 32 %, per un totale di poco più di 3 milioni di unità vendute).

Appena più contenute risultano le perdite industriali in termini di fatturato (-5,59 %, 321 miliardi di lire contro i 340 dei primi sei mesi del 2000), per effetto dei ritocchi apportati ad alcuni prezzi e di un probabile ulteriore spostamento degli acquisti verso le novità ad alto prezzo.

L’unica nota positiva, nel depresso panorama d’insieme, arriva per l’industria dal recupero del repertorio locale su quello internazionale (47 % e 48,4 % del mercato, rispettivamente): dovuto però più alla debolezza del secondo (la stessa FIMI, nelle note di commento ai risultati, sottolinea la carenza di uscite internazionali importanti nella prima parte dell’anno, a fronte di un programma di emissioni assai più agguerrito nel secondo semestre) che alla forza del primo (dove l’unico vero best seller del periodo è stato “Stupido hotel” di Vasco Rossi, 650 mila copie vendute secondo le cifre fornite dalla EMI). .


Il secondo semestre dell’anno (con le uscite di Zucchero, Michael Jackson, Lucio Dalla, Luca Carboni, Cranberries, Sting, Lenny Kravitz, Mariah Carey e quant’altro) sembra promettere prestazioni più brillanti, ma non c’è da illudersi troppo: avremo modo di tornarci sopra nei prossimi giorni.
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