Polina: l'elettronica italiana punta al live

La scena emergente italiana non è fatta solo di tormentoni estivi e giovani cantanti pop. C’è un sottobosco che si muove su altri fronti, più battaglieri sia sul piano musicale che su quello dei contenuti. Spesso però, i gruppi ad esso appartenenti vengono notati, scritturati e abbandonati in un limbo nel cui pantano faticano a muoversi. E’ il caso dei Polina, formazione napoletana che aveva pubblicato l’album d’esordio “Pullsanti” all’inizio dello scorso anno per un’etichetta che però non li aveva poi promossi a sufficienza. “La prima uscita ha avuto una gestazione molto lunga – raccontano i Polina -. Poi abbiamo cominciato a lavorare allo spettacolo live e così i pezzi sono andati sul disco dopo essere stati testati, suonati un bel po’, ritoccati. Alla fine, la registrazione del disco è durata 25-30 giorni”. Dopodichè però il gruppo non è più stato degnato di grande attenzione e ha rischiato di arenarsi in quella palude zeppa di produzioni magari interessanti ma troppo piccole per portare via anche una sola fetta dei fondi paradossalmente concentrati sulla promozione degli artisti di maggior richiamo.
In soccorso ai Polina è arrivata la Nun Entertainment, che si è premurata di acquistarne il disco, ripubblicarlo con tre bonus track live e un remix firmato dagli Almamegretta, salvo spingerlo con una adeguata promozione, come ci spiegano gli stessi musicisti: “Dopo la prima uscita noi abbiamo iniziato subito a lavorare a cose nuove. La ristampa della NuN è stata un’opportunità soprattutto dal punto di vista della diffusione. Sai com’è nelle grandi case discografiche: quando sei l’ultimo della fila rischi di finire più che altro a fare catalogo, con un’esposizione relativa. Comunque a noi è andata bene perché la pubblicazione di ‘Pullsanti’ ha segnato un nostro ciclo. La ripubblicazione da parte della NuN ha costituito per noi l’inizio di un nuovo rapporto, con una migliore distribuzione e una visibilità maggiore. Comunque noi ora pensiamo a quello che verrà, perché alla fine stiamo portando avanti questo cd da due anni e mezzo e riteniamo che il ciclo si stia chiudendo”.
L’album si inserisce in quel filone che nell’ultimo decennio ha avuto in Napoli una fucina di talenti. La proposta dei Polina parla infatti il linguaggio dell’hip hop, del dub, del reggae, dell’elettronica, della jungle e del drum’n’bass. “In ‘Pullsanti’ c’è tutto quello che siamo stati fino ad ora – affermano Luca Mazza e compagni -, dal primo giorno che ci siamo incontrati fino all’ultimo giorno di missaggio, e nel prossimo disco si noterà una decisa crescita. Le nuove canzoni mantengono infatti la matrice elettronica, ma hanno suoni diversi. Quando lavori con le macchine è normale un’evoluzione sonora continua e inoltre nel gruppo si sono inseriti un nuovo batterista e una consolle più grande che permette di gestire più cose contemporaneamente”. Questo anche in funzione dell’enorme importanza che i Polina danno alla dimensione live, visto che si esibiscono dal vivo molto frequentemente: “A noi piace curare tutta la serata, quando abbiamo un concerto da fare; ci piace mettere i dischi prima, suonare e mettere i dischi poi, ma questo non sempre è possibile. Quindi noi lavoriamo quasi esclusivamente sulla proposta live, che poi riportiamo anche in studio. In questo modo i Polina potrebbero suonare 4 o 5 ore senza mai rifare la stessa cosa. Per questo cerchiamo sempre di mantenere un modo di suonare più asciutto possibile, mantenendo una maggiore efficacia e la possibilità di variare e adattare le strutture ad ogni situazione”. Così i Polina prendono le distanze sia dalla forma canzone che dai lunghi sermoni rap, valorizzando poche frasi ripetute (in cui mischiano il dialetto partenopeo alla lingua italiana e a quella inglese) con un incedere ipnotico su groove sintetici e leggeri.
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